Le foto di questa settimana sono:
“A volte un te …” © Marianna
“giada.” © Claudia Toloni
“La bolla” © Rebecca Lena
“Margherite” © Carmen Palermo
“panta rei” © Cri Bighands
Le foto di questa settimana sono:
“A volte un te …” © Marianna
“giada.” © Claudia Toloni
“La bolla” © Rebecca Lena
“Margherite” © Carmen Palermo
“panta rei” © Cri Bighands
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La foto del mese è dedicata alla nuova e discussa frontiera della fotografia istantanea creata dalla “recente” gestione Polaroid : la zink.
FOTO DEL MESE APRILE 2013
un ciclista previdente © Guido Campi
http://polaroiders.ning.com/photo/zink-manipulation-un-ciclista-previdente?context=latest
Tutti i commenti li trovate sulla pagina dedicata di POLAROIDERS.
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Assolutamente imperdibile il vernissage, sabato 18 maggio ore 18:00, di “Sono solo parole …“, bipersonale di Alan Marcheselli e Carmen Palermo, a cura di Antonio Grassi.
Sarà possibile visitare la mostra, presso Civica Fototeca Nazionale Tranquillo Casiraghi (via Dante 6, Sesto San Giovanni), fino al 15 giugno.
Mi bucarono l’anima laceranti parole, le avevo sulla pelle nell’alito negli occhi. Si spensero i colori avvezzo divenni nero, cicatrice sanguinante che sbattè e fece male. Amore porta passione, passione porta dolore, dolore porta solitudine. Madre terra, tu guardi, silenziosa e incredula, l’amore paga il conto la vita mai perdona. Il castello è crollato, fracassando i sogni …
Bramante
Il dialogo, una forma di confronto che spesso trascende la sua natura puramente verbale e si trasforma, a volte involontariamente, in un duello fisico, fatto di affondi, colpi bassi e ferite che forse non si rimargineranno mai, eppure Sono solo parole.
Con questi venti autoscatti su supporto istantaneo abbiamo ricostruito un momento complesso e controverso nella vita di due persone, un uomo e una donna a confronto con la vita e l’amore, nella consapevolezza della propria condizione e nella sorpresa di scoprirsi nudi e sensibili alle parole sino a soffrirne, sino a morirne, eppure Sono solo parole.
Le parole compaiono sovraimpresse, sospese sopra l’immagine, legate da un filo rosso alla loro destinazione, come un pugile, come un cecchino chi ci sta di fronte conosce i nostri punti deboli le nostre zone d’ombra e cosi le parole si insinuano nella carne facendosi strada e insediandosi dentro di noi, dentro il cuore e l’anima, eppure Sono solo parole.
Alan Marcheselli e Carmen Palermo
Non perdetevela!
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***WE WANT YOU!***
IMPOSSIBLE partner store Maranello realizzerà una collezione di cartoline artistiche per la distribuzione gratuita a livello nazionale. Per partecipare alla selezione delle cartoline è stato indetto un contest, il cui tema è la realizzazione del miglior scatto possibile con le pellicole PX680 Color Protection, PX600 Silvershade Cool, PX600 Silvershade Black Frame.
La partecipazione è riservata ai membri del network Polaroiders.it che al momento del caricamento dell’immagine avranno effettuato almeno un acquisto di pellicole presso lo shop online di Impossible partner store Maranello (http://www.impossible-maranello.it/shop-online/).
Il concorso termina il giorno Domenica 19 Maggio 2013 alle ore 24,00 e i vincitori, selezionati dalla giuria composta da Alan Marcheselli, Carmen Palermo e Christian Ghiselli, saranno comunicati entro Lunedì 20 maggio 2013 sul sito Polaroiders.it.
La premiazione prevede:
Per maggiori informazioni sulle modalità di partecipazione, vi invitiamo a leggere attentamente il bando sul sito di Polaroiders.
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La lettura portfolio del mese di Maggio è:
Claustrofobica assenza © Lucrezia Senserini
http://polaroiders.ning.com/photo/albums/claustrofobica-assenza
Per la lettura fatta da Eloisa Sturlese, vi invitiamo a visitare la pagina dedicata su POLAROIDERS.
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Studio Giolli, in collaborazione con Polaroiders.it, organizza a Milano il Workshop Fotografia istantanea e tecniche creative a cura di Carmen Palermo.
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Sabato 4 maggio alle ore 18:30, si terrà l’inaugurazione della mostra “Miniportrait“di Giuseppe Giacobino, presso lo Studio Giolli Arte Contemporanea, vicolo dei lavandai 4, Milano.
La mostra sarà visibile dal 4 al 30 maggio 2013 secondo i seguenti orari di apertura: dal lunedì al sabato, dalle 16:00 alle 19:30. Per ulteriori informazioni: 3479870075

VERSO UN NUOVO LINGUAGGIO DELLA FOTOGRAFIA
“Le opere che presento in questa personale allo Studio Giolli, sono delle fotografie istantanee scattate con una macchina analogica per fototessera degli inizi anni sessanta, una vecchia “Polaroid miniportrait”. Questo obsoleto strumento ha la caratteristica di ottenere quattro immagini identiche, con un solo scatto, su una pellicola che viene subito dopo estratta manualmente. Ma prima di discutere dell’aspetto più propriamente artistico, c’è da svelarvi un piccolo particolare tecnico. La macchina in questione possiede una disposizione con cui si può scegliere di oscurare tre obiettivi ad ogni scatto, ottenendo, così, con quattro scatti, quattro immagini differenti su una singola pellicola. Svelato rapidamente l’ovvio arcano, passo col dirvi che è stata proprio questa caratteristica a farmi propendere verso il suo utilizzo. Mi stuzzicò inizialmente il fatto di poter ristrutturare la temporalità data dalla fotografia canonica operando una sorta di “congiunzione” temporale, cioè producendo una composizione di quattro temporalità assestanti di ripresa in una unica temporalità di sviluppo. Il risultato è stato quello di ricreare, in una unica pellicola, quattro differenti realtà: quattro oggetti assestanti, quattro dimensioni discordanti, quattro oggetti ripresi in quattro temporalità distinte e sviluppate poi in una unica temporalità, una composizione a quattro immagini che si dà ad una lettura sia verticale che orizzontale che obliqua che d’insieme. Man mano che procedevo all’analisi degli elementi che componevano la ricerca, mi sono accorto che questa cedeva gradualmente il passo a una nuova ricerca. Una ricerca più propriamente in ambito semiologico-estetico. In poche parole mi sono reso conto che stavo operando, inconsapevolmente, in una particolare decostruzione semantica all’interno del linguaggio fotografico. Che stavo producendo, man mano che la ricerca prendeva forma, una nuova struttura che ho successivamente definito (paradossalmente, ora, proprio con la lingua) come “controlinguaggio”, una messa in ridicolo della lingua: una messa in discussione, quale limite, del pensamento linguistico. Più che un contro-senso-comune, caratteristica ancora presente nell’arte contemporanea come provocazione a matrice dadaista, l’atto del controlinguaggio è un’azione di controtendenza alla significazione, cioè a un non voler edificare significazioni interne alla lingua se non di rappresentarne il suo limite. La dialettica degli elementi che interagiscono all’interno della composizione dei miei lavori non varia la loro dominante segnica (come per esempio avviene con il rady made di Duchamp oppure col ferro da stiro con i tredici chiodi fissati alla base di Man Ray), ma sposta l’attenzione del fruitore verso le loro pure datità formali (quindi facendo agire un linguaggio più arcaico di quello della lingua: quello naturale) oppure inducono a una forzosa narrazione (creando spaesamento). In ambe due i casi il risultato ottenuto è quello di una composizione fotografica (fatta di immagini di oggetti conoscibili) inclassificabile. In questa struttura non viene ne alterata la loro funzione ne spostata, ma si rafforzano per sgombrare la dominante segnica dal campo di lettura dell’opera. Anche se a primo sguardo potrebbero sembrare opere collocabili in una o a più delle ricerche artistiche contemporanee, non devono essere attribuite a nessuna di esse. Non devono essere assolutamente confuse come opere neo neo neo dadaiste (anche se sono per forza di cose eredi del dadaismo) ne come una messa in scena neo neo neo pop (in quanto nel loro interno non si enfatizza nessuna produzione consumistico-mitizzante) ne con le opere concettuali degli anni settanta (in quanto posseggono comunque e in ogni caso caratteri di apertura e non di chiusura semantica) ne di tutte le opere a struttura narrante, ma ad esse tutte quante parallele.”
Giuseppe Giacobino
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