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Archive for the ‘Articoli di Silvia Ianniciello’ Category

di Silvia Ianniciello (holgamydear.com)

Com’è stato il vostro pinhole day, cari amici di polaroiders? Io avevo molti progetti, ma il mal tempo ha decisamente rovinato i miei piani. Non mi sono persa d’animo e ho rispolverato la mia carissima Pinoroid DIY, la polaroid istantanea ricavata da una Colorpack III, di cui avevo parlato su Frankenphotography qualche anno fa. Ancora quattro scatti erano là ad aspettarmi e una rosa tutta spampanata ha solleticato in me un po’ di voglia di fare. E così, mi sono ingegnata per cercare di (è proprio il caso di dirlo) “cavare un ragno dal buco” per questa giornata!

Come ormai sapete, la fotografia stenopeica si basa sul principio della camera oscura, ovvero la luce passa attraverso un minuscolo foro e impressiona la pellicola. Ciò comporta, certamente, che il tempo di esposizione sia molto lungo e avere un cavalletto è la maniera più semplice per evitare le foto mosse. Sono una gran pigrona e da quando l’ho costruita, devo ancora dotare la mia Pinoroid del bullone standard per fissarla alla testa del cavalletto. E niente. In questi casi, una bella pila di libri e riviste è quel che ci vuole.

Sono venuti degli scatti sicuramente poco fantasiosi, ma in qualche maniera romantici. Ne ho ricavato una piccola serie che ho pubblicato su polaroiders, accostando ad ogni foto il negativo ricavato dalle pellicole peel-apart Fuji FP100C.

3 minuti di esposizione (fuori c’era un po’ più di luce)

4 minuti di esposizione

5 minuti di esposizione

10 minuti di esposizione (ho mosso la rosa in avanti dopo 5 minuti per avere un effetto movimentato. Quindi è voluto!)

Le prime sono sottoesposte, mentre l’ultima un po’ sovraesposta. A mia discolpa, ho calcolato i tempi di esposizione a caso, come al solito. Che divertimento ci sarebbe, altrimenti?!

E voi, cosa avete combinato in questo piovoso Worldwide Pinhole Day? Anche voi avete scelto una pinhole istantanea?

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di Silvia Ianniciello – Holga My Dear

Insieme alle 600, le Polaroid Spectra System sono tra le fotocamere istantanee più diffuse al mondo, per una semplice ragione: sono molto facili da usare grazie all’autofocus, al flash integrato e all’esposizione automatica. Mi ricordo che erano dei gran bei regali di comunione durante gli anni ’90, insieme allo stereo della Sony o al Super Nintendo. Tutti ce l’avevano, tranne me. Ma di questo vi avevo già parlato tempo fa.

Fonte immagine: Camerapedia

Fonte immagine: Camerapedia

Fonte immagine: Camerapedia

Il fatto è che le Polaroid Spectra System sono ganze (visto che sto richiamando gli “anni ’90”, rispolvero questo aggettivo). C’è poco da fare. Prima di tutto, il formato delle foto non è quello classico quadrato 3×3, ma un fantastico 3×2 (come una foto standard su 35mm!). In secondo luogo, la messa a fuoco con il mitico sonar, cioè attraverso gli ultrasuoni, è una cosa che mi ha sempre fatto impazzire.  (altro…)

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di Silvia Ianniciello

Si è concluso da qualche giorno la 13esima edizione del Photoshow di Roma e le emozioni sono ancora tante e vive per noi di Polaroiders. Prima di tutto, tanta soddisfazione per la risposta ricevuta dal pubblico allo stand della Impossible in un contesto, come quello del Photoshow, dove la fotografia digitale fa da padrona.

C’è chi parla di nostalgia, chi di ritorno ad un passato ormai superato, chi invece di novità assoluta. Per quanto ci riguarda, abbiamo riscontrato tanta voglia di rispolverare quei magnifici oggetti che sono le fotocamere Polaroid, che continuano ad avere un certo valore affettivo e un indiscusso fascino. Sono state tante le persone che hanno portato allo stand le proprie Polaroid, chiedendoci informazioni. Non solo, ma abbiamo soprattutto ritrovato nel pubblico una grande voglia di creare – una voglia che, come sappiamo bene, la fotografia istantanea può soddisfare in pieno!

Per questo motivo hanno avuto successo le performance di artisti affermati come Beppe Bolchi, con il suo Teatrino delle trasparenze e Maurizio Galimberti, che ha portato scompiglio allo stand Impossible con i suoi inconfondibili mosaici. Lo stesso successo lo hanno avuto anche le iniziative di Polaroiders che hanno dimostrato le potenzialità delle pellicole Impossible. Alan Marcheselli e Carmen Palermo hanno illustrato le varie tecniche creative; Franco Mammana, con i suoi giochi tridimensionali, Silvano Peroni con i suoi mosaici-lift e Menico Snider, con le sue lezioni magistrali sulla Polaroid, hanno meravigliato tutti. Ma la soddisfazione più grande è stato lo shooting con la modella e ballerina Veronica Punginelli, truccata dalla bravissima Micol Bartolucci che ha saputo curare ogni minimo dettaglio, dalle ciglia merlettate alle scarpine con la punta ricoperte di lift di pellicole Impossible.

Per chi si fosse perso tutto ciò, lascio parlare le immagini scattate da Franco Mammana e le pola fatte da noi durante la fiera …

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Inoltre, per tutta la durata del Photoshow ci ha accompagnato l’esposizione di venti fotografie originali realizzate con pellicole Impossible dei polaroiders: Mariano Biazzi Alcantara, Giacomo Inches, Franco Mammana (Kite), Luca Giaretta, Massimiliano Muner, Claudia Toloni, Menico Snider, Fabio Interra, Luca Zanella, Luigi Vigliotti, Michelangelo Salpietro, Caterina Filippi, Massimo Dotti, Michela Scagnetti, Enrico Borgogni, Mario Ceppi e Silvano Peroni.

***

Le mie impressioni a caldo le ho pubblicate subito sul mio blog, principalmente per ringraziare tutti i Polaroiders della magnifica esperienza che è stata.

© Luca Zanella

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di Silvia Ianniciello

Cari amici di Polaroiders, quest’oggi vorrei parlarvi della stampante Polaroid PoGo e di quanto sia divertente!

Polaroid PoGo

La stampante PoGo è piccola e leggera, pensata per essere portata in giro assieme alla nostra fotocamera digitale. Si scatta una foto, si collega la fotocamera alla stampante e in 60 secondi si otterrà una stampa di 5 x 7,6 cm che può essere appiccicata ovunque grazie all’adesivo posto sul retro. Si possono anche stampare le foto scattate con il cellulare, trasferendole via Bluetooth. Non vi illudete, però: la qualità delle immagini è piuttosto bassa e la carica della batteria dura pochissimo. Dopo poche stampe, si scarica completamente, purtroppo.

Come funziona la stampa? La PoGo sfrutta la tecnologia Zink, che sta per “zero ink”, niente inchiostro. Infatti, la stampante utilizza un sistema che, attraverso il calore, attiva i cristalli di ciano, magenta e giallo inseriti all’interno dei fogli stessi.

La Polaroid ha anche prodotto una fotocamera digitale con la stampante PoGo integrata e ora è uscita una nuova PoGo che stampa, sempre con il sistema senza inchiostro, immagini più grandi (10 x 7,5 cm) con la possibilità di aggiungere la classica cornice polaroid grazie ad un’app per smartphone.

Ok, ma dov’è il divertimento in tutto ciò?

La prima volta che ho visto la PoGo ho pensato che fosse un mero surrogato delle vecchie Land Camera. Come se la Polaroid volesse rimediare al fatto di aver chiuso la produzione delle pellicole istantanee e di aver lasciato tutti noi orfani. Poi, un giorno, sono capitata per caso su questo video di Dippold e Hippoyard e ho visto le cose da un altro punto di vista.

Come potete vedere, la carta zink è manipolabile tanto quanto le vecchie pellicole Polaroid! Non ho potuto reprimere il mio istinto ludico di pasticciare, di fare intrugli e trasformare! Per di più, l’idea di sperimentare e vedere da un’altra prospettiva le fotografie digitali, che io considero un po’ fredde rispetto alla pellicola, mi ha intrigato ancora di più! Così ho cominciato subito a manipolare!

Questi sono i miei primi risultati:

Zink photo paper - manipolazione con acetone e graffi

Zink photo paper - manipolazione con acqua

Zink photo paper - manipolazione con acqua

Zink photo paper - manipolazione con acqua, spugna abrasiva e fuoco

Zink photo paper - manipolazione con acqua

La prima e la seconda foto le ho scattate con uno smartphone. Mi sono divertita ad usare un’app per Android, Retrocamera, che trasforma nel mood delle vecchie toycamera le fotografie scattate con il telefonino. La terza, invece, l’ho scattata con la mia compatta digitale, una Polaroid i1237. Ho dato poi quell’effetto 3D semplicemente attaccando l’emulsione magenta alla foto, dopo averla precedentemente staccata. Con la quarta mi sono divertita a smontare e rimontare l’immagine; l’ultima è una semplice emulsion lift di quattro foto uguali.

La cosa buffa è che tra le caratteristiche ufficiali dei fogli zink si legge: “Smudge-proof, water-resistant, tear-resistant photos“, ovvero: foto indelebile, resistente all’acqua e agli strappi! Noterete invece che con un po’ di acetone la fotografia si altera immediatamente e dopo qualche minuto di immersione nell’acqua, vedrete sciogliersi una pastina gialla.

Rispetto alla manipolazione delle Polaroid,  poi, il processo è più semplice e l’emulsione è molto più resistente: nella seconda foto, infatti, l’ho addirittura tirata e si è allungata senza rompersi.

Non vedo l’ora di provare anche le altre tecniche, come quella dello scontrino fiscale e quella del transfer. Che dire? C’è chi si diverte così:

PoGo*OFF – Pogovic at SI FEST 2010 from Frenky on Vimeo

Pogoricò – Pogovic at Cocoricò from Frenky on Vimeo

PoGo*party – Pogovic at Deja vu from Frenky on Vimeo

Pogovic – PoGoLaGo from Frenky on Vimeo

Facebook: http://www.facebook.com/Pogovic

Flickr: http://www.flickr.com/groups/pogovic/

 

Seguite anche il gruppo su Polaroiders: http://polaroiders.ning.com/group/zinkers

e guardate anche i lavori di Silvano Peroni che usa polaroid e pogo insieme! E non perdetevi il WORK SHOP che terrà al Festival della Fotografia Istantanea “IMPOSSIBLE POLA POGO”  !!!

Holga my Dear

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di Silvia Ianniciello

Cari amici di Polaroiders, quante volte vi è capitato di gettare via i negativi delle Fuji FP100C? Non fatelo più, perché esiste un metodo per recuperarli e per rendere le vostre foto ancora più belle! Vediamo come

Cominciamo con l’occorrente:

  • negativo di una Fuji FP100 C o B;
  • forbici;
  • nastro isolante;
  • ovatta o cottonfiock;
  • candeggina;
  • piattino di plastica

Prima fase: tagliate dalla foto le linguette di carta ai lati del negativo.

Adagiate poi la foto capovolta sul piattino di plastica e fare in modo di contornarla con lo scotch isolante per evitare che la candeggina venga a contatto con il negativo. In pratica, quello che andiamo a fare è sciogliere quella pasta nera che copre il negativo.

Ora prendete abbondante colla vinilica … sto scherzando! Prendete invece la candeggina e versatene appena una goccia sul negativo capovolto e fissato al piattino di plastica. La candeggina-gel è più facile da gestire in questa fase, essendo più densa.

A questo punto non rimane altro che spandere per bene la candeggina su tutto il negativo. Vedrete immediatamente il nero sciogliersi e venire via con l’ovatta del cottonfiock.

Quando tutto sarà andato via, passate il piattino con il negativo sotto l’acqua corrente, in modo da eliminare i residui e la cadeggina.

Arrivati fin qui, siete pronti per togliere il nastro isolante. Noterete, prendendo in mano il negativo, che c’è una patina bianca scivolosa che è rimasta nella parte che era a contatto con il piattino. Non preoccupatevi, non è niente che un buon getto d’acqua non possa lavare via. Ora potete appendere il negativo ad asciugare.

A chiunque si stesse chiedendo se questo procedimento possa essere ugualmente effettuato con le peel-apart della Polaroid, devo purtroppo dare una risposta negativa. Ho avuto modo di fare una prova con un negativo delle 125i silk e non c’è stato verso di ricavare niente. Se qualcuno ha avuto altri esiti, mi faccia sapere ovviamente!

Alcuni hanno anche notato che spesso i negativi delle Fuji FP100c sono esposti meglio rispetto ai positivi. Ho notato anche io un’esposizione migliore o quanto meno diversa rispetto alla stampa, effettivamente.

Fuji FP100C
Negativo Fuji FP100C

Come potete osservare, il negativo avrà un effetto diverso, più “lo-fi” se mi passate il termine, come se l’immagine venisse da altri tempi. Personalmente, adoro questo effetto.

Si può ottenere, inoltre, una cosa del genere:

Negativo Fuji FP100C

Se le lingue sono il vostro forte, troverete altre esaurienti informazioni su questo procedimento in inglese (http://www.flickr.com/photos/rogvon/5000892934/) e in francese (http://www.polaroid-passion.com/forum/viewtopic.php?t=3299) in queste pagine. In rete, infatti, si possono trovare davvero molti spunti creativi (http://www.twinlenslife.com/2009/11/instant-b-negatives-from-fuji-pack-film.html).

E non mancate di leggere anche il tutoria di Marco Capaia

http://papayaspoint.blogspot.com/2011/05/istantanee-senza-limiti-polaroids-with.html

Buon divertimento!

Silvia Ianniciello

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Di Silvia Ianniciello

Stanno finalmente per uscire le nuove pellicole PX680, prodotte dall’Impossible Project: nello stesso blog di Impossible si annuncia il loro lancio per il 5 Maggio 2011, così, anche chi non è un possessore della Pioneer Card, la carta fedeltà dell’Impossible Project, potrà provarle e sperimentare.

I risultati visti finora dagli ufficial tester e dai “pioneer”, i quali hanno potuto comprare le pellicole in anteprima, sono molto promettenti!

Le nuove PX680 sono pellicole a sviluppo integrale adatte per tutte le Polaroid serie 600, di cui ho parlato in un post  del mio blog. Non solo, ma si possono utilizzare anche con le Polaroid SX-70, ricordandosi di applicare il filtro ND, come in questo scatto di Giacomo Inches:

Giacomo Inches - PX680 Beta 2 - Polaroid SX-70 + filtro ND

Notato che cielo blu?

Su Flickr  e su Polaroiders stanno da tempo girando i primissimi risultati che, a detta di tutti, si sono rivelati al di là di ogni aspettativa. Pare inoltre che queste nuove pellicole non soffrano dei tipici problemi che hanno finora caratterizzato le pellicole dell’Impossible, come i Crystal Killer, lo sviluppo tramite calore e l’alta sensibilità alla luce nei primi istanti di sviluppo. Sebbene il primissimo lotto sperimentale, le PX 680 β-1 test film (03-02-2011), presentava il difetto dei puntini bianchi, il problema è stato risolto nella versione β-2. La versione First Flush che verrà messa in commercio tra qualche settimana, sarà ulteriormente migliorata.

Ecco un esempio del primo lotto, dove si possono notare i puntini bianchi. Lo scatto è di sniki:

Menico Snider (Sniki) - film Impossible Project PX 680 β-1 test film (prod. date 03-02-2011)

Questo, invece, è uno scatto di Gian Guido Zurli  fatto con le PX 680 β-2 test film; come si può vedere, i puntini bianchi sono praticamente spariti:

Gian Guido Zurli - PX680 Color Shade β-2 Test Film

Le pellicole si presentano con colori piuttosto saturi e dai toni caldi. Pare sia preferibile coprirle nel momento dell’espulsione dalla macchina se si desiderano contrasti più accentuati, specialmente in esterni e in condizioni di forte luce. In tutte le altre occasioni, invece, non è necessario coprire, come si può vedere in questo video

  Agli appassionati di manipolazione farà piacere sapere che, come tutti gli altri Impossible film, anche le PX680 sono altamente manipolabili, come le vecchie compiante TZ Artistic. Eccovi un esempio fatto da Carmen Palermo:

Carmen Palermo - px680 β-2 - manipolazione dopo 3 giorni dallo scatto: scaldata con il phon e manipolata dalla parte frontale.

Questo, invece, un emulsion lift fatto da Alan Marcheselli:

Alan Marcheselli - Lift Off con pellicole PX 680 β-2 a 4 giorni dallo scatto. L immagine è stata trasferita su tela bianca.

Niente male, non vi pare?

Personalmente, sono molto contenta di questo inaspettato risultato e del fatto che l’Impossible Project sia riuscito nel suo intento di riportare in vita le favolose macchine della Polaroid e la fotografia istantanea.

Non vedo l’ora di provare queste nuove pellicole!

In ultimo, segnalo alcuni link di approfondimento:

Silvia Ianniciello – Holga My Dear

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