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Archive for the ‘Pellicole’ Category

di Silvia Ianniciello – Holga My Dear

Insieme alle 600, le Polaroid Spectra System sono tra le fotocamere istantanee più diffuse al mondo, per una semplice ragione: sono molto facili da usare grazie all’autofocus, al flash integrato e all’esposizione automatica. Mi ricordo che erano dei gran bei regali di comunione durante gli anni ’90, insieme allo stereo della Sony o al Super Nintendo. Tutti ce l’avevano, tranne me. Ma di questo vi avevo già parlato tempo fa.

Fonte immagine: Camerapedia

Fonte immagine: Camerapedia

Fonte immagine: Camerapedia

Il fatto è che le Polaroid Spectra System sono ganze (visto che sto richiamando gli “anni ’90”, rispolvero questo aggettivo). C’è poco da fare. Prima di tutto, il formato delle foto non è quello classico quadrato 3×3, ma un fantastico 3×2 (come una foto standard su 35mm!). In secondo luogo, la messa a fuoco con il mitico sonar, cioè attraverso gli ultrasuoni, è una cosa che mi ha sempre fatto impazzire.  (altro…)

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Se la lettura del post precedente di Alan Marcheselli sulle nuove pellicole Impossible 8×10″ vi ha appassionato, non perdetevi allora il workshop/shootingSomeone likes it big“.

Sabato 6 aprile 2013, presso l’Impossible Partner Store di Maranello (via Gazzotti, 39 – Fiorano Modenese, MO), la modella Laura BROKENDOLL sarà a disposizione di Enrico Borgogni per una introduzione al banco ottico.

Programma :

Prima parte, dalle 10,00 alle 13,00

Presentazione pellicole Impossible PQ 8X10″ Silver Shade e anteprima delle nuovissime Colorshade!
Uso sviluppatrice Polaroid 8X10″ e film holder ( chassis ). Tecniche uso e conservazione pellicole. Introduzione al banco ottico, principali funzioni, Tilt & Shift e Bending, lift off con pellicole PQ Silver Shade.

SHOOTING
Seconda parte, dalle 14,30 alle 17,30

Seguiti call staff dell’IMPOSSIBLE store e ovviamente da Enrico Borgogni, scatterete in sala posa con la modella Laura ” BROKENDOLL ” – splendida suicide girl – e metterete cosi in pratica quanto appreso in mattinata.
Lo shooting a tema Moulin Rouge sarà in Lingerie/nudo. A disposizione dei fotografi : Banco Ottico Fatif 8X10″ con lente 300 mm, Pinhole f 374 Stenopeika 8X10″ e per l prima volta PROTOTIPO, il nuovo banco ottico low cost costruito in collaborazione tra Impossible partner store Maranello e Stenopeika.

Incluso nel prezzo del workshop ogni partecipante realizzerà uno scatto con pellicole PQ Silver Shade 8X10″ che resterà di sua proprietà.

Costo € 75,00 – Max 12 Partecipanti.

Per prenotare, scrivere a: info@impossible-maranello.it

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di Alan Marcheselli

ANNUNTIO VOBIS GAUDIUM MAGNUM: HABEMUS COLORE ( 8X10”)! Si lo ammetto, suona irriverente, ma sono davvero felice di parlarvi delle nuove pellicole 8X10”.

Diciamo che la scatola, una volta aperto il pacco di spedizione, mi ha lasciato alquanto stupito, infatti invece che trovarmi la classica e per altro comodissima scatolona nera Impossible ho trovato il pacco delle Polaroid 803, il primo pensiero è stato … “see magari !”.

All’interno un nuovo bugiardino, molto piu curato di quello che venne dato ai Pioneer in occasione dei test delle Silvershade, fiducioso accetto la proposta del bugiardino di tarare il mio esposimetro a 400 ISO che poi è in soldoni la vera natura delle PX680 da cui queste nuove pellicole 8×10, a mio avviso, hanno attinto negativo ed emulsione, anche se onestamente il mio calcolo personale è attestato a 480 ISO.

Preparazione sala posa, luci, modella e primo scatto, insensibile al suggerimento di attendere 40 minuti per vedere la prima immagine, dopo averlo lasciato nel cassetto della sviluppatrice per 5 minuti metto il primo scatto all’interno di un sacchetto di carta nero a cui ho praticato dei fori in un forno ventilato a 50°C e … magia: in soli 10 minuti ho il mio scatto bell’ e sviluppato, certo ha una forte dominanza rossa data dal calore, ma mi rendo già conto che la pellicola è fantastica e rispetta i 400 ISO dichiarati.

Lo scatto successivo lo lascio riposare per circa 1 ora e il risultato è molto più omogeneo del prededente, senza dominanti rosse, ma con il bianco del fondale che, nonostante i flash, tende al giallo.

Poi la pazza idea: recupero alcune piastre di ghisa ( tre per la precisione) e ne lascio una a temperatura ambiente, una la porto a 50°C e un’altra a -4°C; poi una volta realizzato il terzo scatto e averlo lasciato svluppare per circa 5 minuti lo metto a faccia in giù su un panno di feltro nero e gli sovrappongo la piastra in ghisa a temperatura ambiente, sulla prima piastra metto quella a 50°C e a fianco quella a – 4°C dvidendo così l’immagine in due porzioni tagliate da una diagonale.

Ho lasciato il tutto fermo per circa due ore e quando ho rimosso tutto il materiale l’immagine aveva sviluppato varianti rosse nella parte esposta al calore e blu in quella esposta al freddo estremo.

Capisco che a livello pratico questo gioco possa non essere interessante, ma mi permette di confermare che la pellicola sviluppa in forma neutra a circa 18/22°C, mentre tende al rosso/arancio alle alte temperature che però accelerano lo sviluppo e al blu con le basse temperature che, ovviamente, ne rallentano i tempi di sviluppo.

Poi, giusto per non farci mancare niente, il primo scatto è stato “liftato” su carta cotone: il distacco del positivo dal negativo è meglio farlo ad alcuni giorni di distanza dallo scatto ( 4 o 5 è l’ideale), il positivo rimane sporco di emulsione che va lavata via con una spugna morbida, acqua fredda e sapone liquido per piatti; se si è veloci e l’acqua è bella fredda se ne ricava anche una bellissima trasparenza, se invece non si elimina l’emulsione bianca il lift-off tenderà a strapparsi non appena essicato.

Concludo semplicemente dicendo che queste PQ Colorshade Pioneer sono davvero delle ottime pellicole da banco ottico, attendo ora con curiosità la versione definitiva.

Ecco gli scatti:

© Alan Marcheselli

© Alan Marcheselli

Wool fields 02

© Alan Marcheselli

Wool fields 03

© Alan Marcheselli

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di Alan Marcheselli

Ci siamo!

E’  davvero con un piacere immenso che ci accingiamo a scrivere questo articolo:

The Impossible Project segna un ulteriore significativo passo verso la semplificazione della gestione pellicole.

La nuova generazione di film per fotocamere 600 e SX70 – nome non definitivo Opacification test – offerte ai Pioneer nel mese di Agosto non è più soggetta al bisogno di protezione immediata dalla luce infatti grazie all’aggiunta di un nuovo filtro chimico è ora possibile scattare in tutta tranquillità anche in pieno sole senza preoccuparsi di schermare la pellicola in uscita ma semplicemente  riponendola con tranquillità a sviluppare al buio ( tempo di sviluppo 20/30 minuti ).

Andiamo con ordine.

Le prime uscite sono state le PX 680, ancora non sono perfette, negli scatti di prova che abbiamo effettuato, si denota uno scarso sviluppo dei rossi e anche a distanza di 48 ore dallo scatto rimane una velatura rosata sui colori più chiari, ma mentre scriviamo questo articolo è arriva il corriere con le nuove PX 680 test film V4C dove questi peccati di gioventù dovrebbero essere completamente risolti ( a fine articolo un test veloce, il test più approfondito arriverà presto ).

Di seguito gli scatti con:

 

PX 680 OPACIFICATION Testfilm

 

Silenzi d’alpe 01 © ALan Marcheselli

Fotocamera: Polaroid 670 AF

Condizioni:  da Ombra a luce

Temperatura: 28 °

Flash: no

Correzione di esposizione: nessuna

Shielding: NO

 

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Silenzi d’Alpe #1 © Alan Marcheselli

 

Silenzi d’alpe 02 © ALan Marcheselli

Fotocamera: Polaroid 670 AF

Condizioni:  da Ombra a luce

Temperatura: 30 °

Flash: no

Correzione di esposizione: nessuna

Shielding: NO

 

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Silenzi d’Alpe #2 © Alan Marcheselli

 

Silenzi d’alpe 08 © ALan Marcheselli

Fotocamera: Polaroid 670 AF

Condizioni:  da Ombra a luce

Temperatura: 22 °

Flash: no

Correzione di esposizione: nessuna

Shielding: NO

 

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Silenzi d’Alpe #8 © Alan Marcheselli

 

Diverso invece il discorso per e PX70, nate perfette in ogni condizione di scatto e con una definizione colore / immagine impeccabile, senza guardare il logo sul retro si ha l’impressione di avere in mano una Time Zero originale.

 

PX 70 OPACIFICATION Testfilm

 

Nina 1 © Carmen Palermo

Fotocamera: Polaroid SX-70 sonar

Condizioni:  da Ombra a luce

Temperatura: 30°

Flash: no

Correzione di esposizione: nessuna

Shielding: NO

 

Image

Nina #1 © Carmen Palermo

 

Nina 2 © Carmen Palermo

Fotocamera: Polaroid SX-70 sonar

Condizioni:  da Ombra a ombra

Temperatura: 30°

Flash: no

Correzione di esposizione: nessuna

Shielding: NO

 

Image

Nina 02 © Carmen Palermo

 

Nina 3 © Carmen Palermo

Fotocamera: Polaroid SX-70 sonar

Condizioni:  da Ombra a luce

Temperatura: 30°

Flash: no

Correzione di esposizione: nessuna

Shielding: NO

 

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Nina #3 © Carmen Palermo

(Grazie a Nina Sever per  essersi prestata )

 

 

Infine un veloce test sulla resa delle nuove

PX 680 OPACIFICATION Testfilm – V4C

 

Fotocamera: Polaroid – Dine 4 con lente macro

Condizioni:  Ombra

Temperatura: 24°

Flash: Sì

Correzione di esposizione: nessuna

Shielding: NO

 

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© carmen palermo

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© carmen palermo

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© carmen palermo

 

Voi le avete provate?

Aspettiamo i vostri test su Polaroiders!

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di Ale Di Gangi
[English translation below]
Dopo anni di tentativi, dubbi, ricerche a lottare contro gli anelli di Newton che si formano invariabilmente durante l’acquisizione digitale delle foto Polaroid (formato 600 e Spectra), ho finalmente deciso di elaborare un mio metodo per eliminarli definitivamente dalla mia vita fotografica e riuscire ad acquisire e ripulire le mie foto in modo facile e veloce.
Spero che le istruzioni che seguono possano essere di aiuto per altri Polaroiders; chi volesse contattarmi per idee o migliorie, può scrivermi a info@aledigangi.com
Cosa serve:
– 1 quadrato di plexiglass dello spessore di 1mm, bianco o grigio chiaro
– patafix (in alternativa scotch da lucido della 3M)
– piedini adesivi in silicone di circa 3mm di spessore
– il cartoncino nero di un caricatore Polaroid
Istruzioni:
1. Procurati un quadrato di plexiglass dello spessore di 1mm; la misura del lato deve essere maggiore di quella di una foto Polaroid di almeno 1cm. Io uso un quadrato di 12×12.
Attenzione, consiglio di utilizare plexiglass bianco o grigio molto chiaro (io l’ho preso così), non trasparente nè colorato, per evitare riflessi di luce durante la scansione o dominanti di colore che possono influenzare sia la foto che la cornice bianca che la racchiude.
2. Compra dei piedini adesivi e rotondi di silicone, altezza di circa 3mm. Per intenderci, quelli che si trovano in dotazione anche con alcuni mobili Ikea e che servono per fermare la corsa di sportelli e cassetti. Altezze maggiori di 3mm possono allontanare la foto dal vetro quanto basta per compromettere la messa a fuoco dello scanner, mentre meno di 3mm potrebbe essere troppo poco.
Attacca un piedino di silicone a ciascun angolo del quadrato di plexiglass.
3. Attacca 4 *piccole* palline di patafix sul retro della foto da scannerizzare; attacca una quinta pallina al centro della foto, sempre sul retro, ovviamente. In alternativa, puoi usare dei piccoli cerchi di scotch da lucidi della 3M, quello del tipo “lattiginoso” che si attacca anche sulla carta senza danneggiarla quando viene rimosso. 
4. Adesso gira la Polaroid e fissala delicatamente al plexiglass, sul lato dei piedini di silicone. Usando il lato liscio di uno dei cartoncini neri che vengono espulsi dalla macchina fotografica all’inserimento delle nuove cartucce, premi bene sugli angoli e al centro della foto, in modo da assicurarti che la foto sia ben attaccata, in modo uniforme, al plexiglass; in questo modo i pezzeti di patafix (o gli anelli di scotch) si schiacciano e le altezze si uniformano – e non lascerai impronte sulla foto! 
5. Appoggia quindi il supporto di plexiglass sul vetro dello scanner (dalla parte della foto e dei piedini di silicone, ovviamente), chiudi il coperchio dello scanner e procedi con l’acquisizione.
Usando questo sistema la foto non arriverà a toccare il vetro dello scanner, ma ne resterà abbastanza vicina da permettere la messa a fuoco da parte dello scanner; se anche la foto – o una sua parte – arriva a toccare il vetro, gli anelli di Newton non dovrebbero comunque potersi formare.
Per controllare che la foto sia perfettamente a fuoco, dopo l’acquisizione ingrandisci al massimo l’immagine e controlla la trama della cornice di carta.
Idee e modi per migliorare questo metodo? Fammi sapere! 🙂
La foto che ho usato come esempio si intitola “Lambretta 65” ed è stata scattata usando una pellicola Impossible PX 70 COLOR SHADE COOL scannerizzata con il metodo descritto qui.
© 2012 Ale Di Gangi
Il post originale (in inglese) si trova sul mio blog, all’indirizzo
***
Finally! No more Newton rings on Polaroid scans!
After years spent trying to fight and get rid of Newton rings in my Polaroid scans (600 and Spectra), I finally decided to come up with my own solution and be able to digitalise my shots in a quick and easy way.
I hope the instructions that follow will be of help for other Polaroiders as well; if you have more ideas of if you can think of ways to improve this mehtod, please drop me an email at info@aledigangi.com
 
What you will need:
– 1 square(ish) piece of white or light grey plexiglass, 1mm thick (about 0,04”)
– patafix (as an alternative, 3M clear mounting adhesive tape, easily removable)
– adhesive silicone feets, 3mm thick (0,12”)
– 1 black carboard expelled from any Impossible cartridge
 
Instructions:
1. You will need a small square piece of white plexiglass, 1mm thick (about 0,04”); the square must be larger than a Polaroid photo, say at least 1cm (0,4”). I cut mine 12x12cm (about 4.73”).
Note: use only matt white or very light grey plexiglass, not clear nor coloured, to avoid reflections from the scanner light (if clear) or unwanted colour casts on the white frame of the photo when scanning.
 
2. Get a set of adhesive silicone feets, 3mm thick (0,12”). I would not try thicker ones since the risk here is to have the photo placed too far from the glass of the scanner and get out of focus.
Place a silicone feet on each corner of the plexiglass, as shown in the photo below.
 
3. Now get some good patafix and stick 4 *small* rounded pieces on the back corners of the Polaroid photo; then add 1 more in the back center of the photo.
If you prefer, you can use instead of the patafix some small rings made with 3M clear mounting adhesive tape, easily removable, it won’t damage the back of the photo.
 
4. Now turn the Polaroid and fix it to the plexiglass, on the same side of the silicone feet; make sure the photo is firmly attached and straight by pressing it using the first black frame of a cartridge – use the smooth size to avoid risks of scratches and fingeprints on the photo!
 
5. Finally, put the plexiglas piece with the photo face down on the scanner glass, close the lid and scan away at high resolution!
 
This way the photo won’t be able to touch the glass of the scanner, but will stay close enough to come out perfectly in focus. If you notice the resulting scan is out of focus –  check by inspecting the grid of the paper frame at full res -, try with thinner silicon feets; touching the glass with the photo is not a problem here, since you only need to keep it raised enough not to let the plastic surface of the photo adhere to the glass surface and avoid the Newton rings.
 
I will truly appreciate your feedback and results if you try my method.
 
The photo on top of this post is titled “Lambretta 65” and was shot on Impossible PX 70 COLOR SHADE COOL film then scanned using the method described here.
 
© 2012 Ale Di Gangi
Original post at my blog at http://bit.ly/NJYyhI

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Sono passati ben 10 giorni dall’uscita delle pellicole marcate IMPOSSIBLE 803 lotto 01.

Finalmente mi sono deciso ad effettuare i primi test, ma prima un giretto sulla gallery di Impossible a vedere cosa hanno prodotto gli altri Pioneer con questo materiale e sorpresa … ritratti in studio.

Mi sono così ripromesso di effettuare un test “limite” per evidenziare le caratteristiche sia positive che negative di questo materiale, così grazie alla complicità di un paio di amici fotografi ho allestito un set in campo circondato da alberi sotto la cui ombra ho piazzato il banco ottico.

Trasportare e sistemare un banco ottico è un esperienza rilassante come una seduta dal dentista di lunedì mattina dopo una sbronza domenicale, ma sicuramente è ricca di soddisfazioni.

La temperatura alle 14, quando ho iniziato a scattare, si aggirava attorno ai 35 gradi con un tasso di umidità del 70%, la sviluppatrice invece  è stata sistemata in un appartamento a circa 500 metri di distanza e quindi con soli due chassis a disposizione più che uno shooting è stata una maratona dello sviluppo.

Tornando seri, la prima cosa che mi ha colpito aprendo le nuove pellicole è l’aggiunta del frame di contenimento, infatti all’inizio pensavo che la sua funzione fosse di bellezza come nelle altre pellicole integrali, ma in fase di caricamento mi sono accorto che il frame invece di restare esterno andava direttamente a contatto con il negativo con la parte bianca e la parte argento restava visibile in trasparenza, con in testa il pensiero che in fase di montaggio avessero assemblato male le pellicole del mio pacco ho lanciato il primo sviluppo.

Attesi i 4 minuti richiesti dal foglio informativo ho realizzato che il frame in realtà serve a convogliare tutta l’emulsione in eccesso in un’unica direzione, riducendo cosi al massimo il problema del residuo sui rulli, resta però il fatto che questa cornice argento non mi soddisfa nemmeno un pò inoltre elimina i meravigliosi effetti che i residui chimici creavano a bordo pellicola. Visto la calura africana dopo lo sviluppo ho messo le pellicole in frigo sia per preservarne i toni che per lasciarmi più tempo per decidere con quali realizzare eventuali lift off o altri esperimenti.

Ho realizzato in tutto una decina di scatti di cui troverete le specifiche tecniche nelle didascalie delle foto, ma in soldoni seguendo la sperimentazione precedente sono partito utilizzando le pellicole come degli 800 asa e non 1000/1250 come suggerito nel foglio illustrativo, mi sono trovato immediatamente bene e non ho piu cambiato. La resa cromatica è letteralmente eccezionale, un bianco e nero perfetto e saturo, una vera delizia per gli occhi e cosa che mi ha stupito molto , in 11 scatti realizzati non ho mai dovuto pulire i rulli della sviluppatrice.

© Alan Marcheselli
Camera : Banco ottico Fatif 20X25
Lente : 300 mm
Temperatura 35°C
Illuminazione : Luce Solare ( H. 14,00/18,00 )
Tempo di esposizione 1/60
Diaframma 45

© Alan Marcheselli
Camera : Banco ottico Fatif 20X25
Lente : 300 mm
Temperatura 35°C
Illuminazione : Luce Solare ( H. 14,00/18,00 )
Tempo di esposizione 1/60
Diaframma 45

© Alan Marcheselli
Camera : Banco ottico Fatif 20X25
Lente : 300 mm
Temperatura 35°C
Illuminazione : Luce Solare ( H. 14,00/18,00 )
Tempo di esposizione 1/60
Diaframma 22

Una volta realizzati una decina di scatti li ho lasciati in frigo per circa 24 ore e il giorno dopo mi sono dedicato alla sperimentazione, il lift off si ottiene in modo perfetto, basta tagliare circa un millimetro o anche meno di immagine lungo i bordi per eliminare il sottile strato di colla che fissa l’emulsione al positivo, la temperatura dell’acqua è sufficiente attorno ai 40 gradi. La cosa piu interessante del lift off è che permette di “ribaltare” l’immagine rimettendo in posizione corretta lo scatto che il banco ha invertito.

© Alan Marcheselli
Camera : Banco ottico Fatif 20X25
Lente : 300 mm
Temperatura 35°C
Illuminazione : Luce Solare ( H. 14,00/18,00 )
Tempo di esposizione 1/60
Diaframma 45

© Alan Marcheselli
Camera : Banco ottico Fatif 20X25
Lente : 300 mm
Temperatura 35°C
Illuminazione : Luce Solare ( H. 14,00/18,00 )
Tempo di esposizione 1/60
Diaframma 45

© Alan Marcheselli
Camera : Banco ottico Fatif 20X25
Lente : 300 mm
Temperatura 35°C
Illuminazione : Luce Solare ( H. 14,00/18,00 )
Tempo di esposizione 1/60
Diaframma 22

Volevo a tutti i costi provare anche la tecnica delle trasparenze, ma non avevo un mezzo adeguato per riscaldare in maniera uniforme la pellicola, così mi sono ingegnato lasciando la mia macchina ( nera ) sotto il sole cocente di mezzogiorno e ho appoggiato sul cofano la pellicola per 90 secondi, risultato … il distacco avviene facilmente e la trasparenza è perfetta.

Concludendo questo prolisso racconto…

EVVIVA LE 8X10 SONO TORNATE !!!

e a mio modesto parere sono piu interessanti di prima, ora aspettiamo la produzione e … IL COLORE !!! Grazie Impossible !

Alan Marcheselli

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Ero a Vienna quando la Impossible, con una semplice newsletter indirizzata a tutti  i Pioneer, ha rivelato di essere pronta a consegnare il primo lotto delle nuove pellicole formato 8X10 in bianco e nero anche se per il momento la produzione è limitata e ancora non ci è dato sapere quando saranno effettivamente disponibili sul libero mercato.

Inutile dire che le ho immediatamente ordinate e ora sono ben riposte in studio in attesa di un progetto che renda il giusto omaggio alla loro dimensione artistica.

Quindi prima di parlare delle nuove pellicole voglio mostrarvi i primi esperimenti realizzati con i film test, infatti nel Dicembre 2011 ho avuto il piacere di potere testare in anticipo 3 pellicole di laboratorio assemblate a mano e, devo dire, fu amore a prima vista.

L’emozione di scoprire queste pellicole ricreate come le integrali è stata immensa, perché aprono un’infinità di applicazioni post scatto come tutte le pellicole di produzione Impossible. Unico neo, almeno per il mio primo progetto, fu la specularità dell’immagine, infatti non essendo riportata su carta ma impressa come una normale pellicola il banco ottico riporta l’immagine rovesciata e pertanto le mie belle scritte preparate per rendere omaggio alla ricerca di impossibile risultarono rovesciate.

Di base ho usato l’allestimento che normalmente uso per scattare con le PX600, aumentando però la potenza dei softobox visto che il banco ottico ha un diaframma molto più “chiudibile” della Polaroid 600 one.

Camera : Banco ottico Fatif 20X25

Lente : 300 mm

Temperatura in studio 20°C

Illuminazione :

2 Softbox da 500 W – taratura 6.3 su 6.3 di max

Altezza softbox sinistro 160 cm.

Altezza softobox destro 140 cm.

distanza dalla modella 60 cm.

Altezza modella in posa 180 cm.

altezza modella 180 cm.

distanza lente/modella280 cm.

Back ground bianco non riflettente

Distanza modella Back ground 60 cm.

Tempo di esposizione 1/125

Diaframma 45

Come di prassi, dopo il primo scatto ho aperto il vano dei rulli per controllarne lo stato  ed erano perfetti, mentre sia per il secondo scatto che per il terzo li ho trovati estremamente sporchi e la rigatura nelle immagini mi ha portato a pensare che si siano sporcati immediatamente dopo la rottura del serbatoio dei chimici.

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LBS ETIENNE 01 © Alan Marcheselli

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LBS ETIENNE 02 © Alan Marcheselli

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LBS ETIENNE 03 © Alan Marcheselli

A 24 ore dallo scatto, come mi era stato anticipato, le pellicole hanno iniziato a virare leggermente quindi ho trasferito con lift off gli scatti 02 e 03 su carta. Anche in questo caso, inizialmente ho seguito il sistema che uso con le PX600 ovvero acqua tiepida per il distacco e acqua fredda per la trasposizione su carta, però la prima immagine si è immediatamente frammentata a contatto con l’acqua fredda e l’ho dovuta ricomporre a fatica, così per il secondo lift off ho lavorato solo con acqua tiepida ottenendo una trasposizione perfetta.

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LBS ETIENNE 02 – lift off reverse © Alan Marcheselli

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ETIENNE 03 – lift off © Alan Marcheselli

Il primo scatto invece l’ho conservato a titolo di test come conservo le PX600 ovvero rimuovendo le parti della pellicola che contengono ancora dei chimici.

LBS ETIENNE 01 – scatto rifilato dopo 24 ore © Alan Marcheselli

A distanza di 7 mesi e con 15 scatti evoluti a disposizione non sto nella pelle all’idea di tornare sotto il mio panno nero in quel meraviglioso mondo alla rovescia.

Alan Marcheselli

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