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Archive for the ‘Report’ Category

di Alan Marcheselli

Da oltre 20 anni, gennaio è per me il periodo di Artefiera Bologna. Ho ripreso il lavoro dopo la befana ed ero più che certo che quest’anno non ci sarei andato. Poi, a una settimana prima dell’evento, mi sono immancabilmente fatto prendere dallo scrupolo – “e se questo fosse l’anno bello, in cui finalmente vedrò qualcosa di interessante?”. Così, previo un minimo di organizzazione, si (ri)torna ad Artefiera.

Non ho in nessun modo la presunzione di essere né un esperto d’arte in generale né di fotografia ma, nel caso di quest’ultima, sono in grado di discernere le immagini dei principali autori contemporanei e quelle degli autori storici. Artefiera rappresenta per me il metro per giudicare la presenza e il valore della fotografia nel mondo artistico contemporaneo.

Quest’anno, per la prima volta – a parte il biglietto di ingresso – ho trovato Artefiera congrua al suo nome. Si nota che le gallerie stanno giocando in difesa, la proposta artistica sui giovani e sul nuovo è ridotta all’osso, così come la presenza di fotografie.
Sembra ufficiale: la fotografia è in questa fase considerata un’arte minore, un prodotto che non può competere con pitture, sculture o installazioni. Rimangono solo alcune assurde presenze e contraddizioni, immagini di un mondo che vive non sulla sostanza ma sulla forma di presentazione della stessa.

Simpatica l’idea di ghettizzare la fotografia in una zona dedicata e ridefinita “MIA“, perché ospita una selezione dei partecipanti alla fiera milanese. Temo che chi ha curato questo evento non si renda conto dell’informazione che passa ad un utente medio quando ciò che vede è, prima: “Benvenuto alla fiera dell’arte” e poi: “Arrivederci. Ora stai entrando nella fiera della fotografia“. (altro…)

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di Giacomo Inches

Martedì 26 Aprile: un sole morbido filtra tra le molte finestre del quinto piano di 425 Broadway. A New York è l’indirizzo del Project Store di Impossible.

La città impazza di vita come sempre, rumori da Big Apple, mentre all’interno l’aria è immobile: si percepisce una certa attesa. Riconosco Kisha e Josie, che mi hanno rifornito di pellicole nelle settimane precedenti, e osservo altri membri della famiglia Impossible: sono tutti indaffarati a preparare qualcosa. Non siamo in molti, ma penso che è ancora presto e gli americani sono molto “easy”. Arriveranno. La porta dell’ascensore, un lento montacarichi che impiega minuti per salire solamente cinque piani, si apre lentamente. Anticipato dal tavolo del buffet, dalle pellicole speciali protette dal bancone di vetro, da un dvd che proietta la sua storia su un televisore, ecco che entra Maurizio Galimberti. Enrico, il fedele assistente, è immediatamente dietro. Aspetto che abbia salutato i padroni di casa, poi mi faccio avanti, lentamente.

   

Il suo sguardo non tradisce, mi ha riconosciuto (ci eravamo incontrati a Bologna in occasione di ArtefieraOff e della memorabile esposizione dei Polaroiders) e incredibilmente mi chiede anche di mia moglie. Tra una parola e l’altra si offre di firmare un paio di pacchetti PZ Special Maurizio Galimberti appena acquistati, cosa che farà spesso durante la serata, e mi racconta di alcuni scatti realizzati ill giorno precedente e che sono già esposti alle pareti. Adesso il grande open space è pieno. Maurizio mi fa notare la grande presenza di giovani ed è entusiasta di quello che si appresta a fare. Mi chiede un aiuto per qualche eventuale traduzione dall’inglese. Quando inizia a parlare, però, non è proprio necessario: cattura tutti con il suo stile semplice ma sfaccettato, come i suoi ritratti. Racconta di come nascono le sue opere, delle sue ispirazioni duchampiane e boccioniane, del suo ritmo veloce e irripetibile, come il coltello che fende la tela di un altro celebre artista italiano. I suoi ritratti nascono così: la sequenza meticolosa e veloce di unici scatti. Dalla parola all’azione: il primo ritratto.

Uno dei pochi italiani (arrivati per l’occasione o americani d’adozione) è il “committente” dell’opera. Le pellicole sono le “vecchie” Polaroid per la macchina Image, che Maurizio si è fatto prestare. L’ingranditore, inconfondibile, è il suo. Ne spiega brevemente il funzionamento, il colore bianco ideale per i ritratti, quello grigio per gli ingrandimenti di oggetti o altre immagini. Poi si parte per un’immersione di 5-10 minuti negli scatti. Il soggetto frontale al pubblico, Maurizio inizia la sua collaudata sequenza, al pari di una danza: alto, basso, prima il profilo sinistro, poi frontale. “Adesso girati ma non cambiare la posizione delle mani e del viso”. Poi ancora scatti, Dall’altro al basso, la parte destra. Il flash scandisce il tempo e il suono della Image il ritmo sincopato. Enrico preleva velocemente e ordinatamente gli scatti, per poi comporli alla fine. Davanti, dietro, ancora davanti. Nastro adesivo temporaneo, poi doppio. Mentre lui (ri)compone l’immagine, Maurizio risponde a qualche domanda. Dove acquistare l’ingranditore – dal giorno successivo da Impossible (altrimenti dai canali “tradizionali”, penso io), quando hai iniziato – un giorno che cercava un regalo per i suoi figli e si è imbattuto nel lancio di una Polaroid al centro commerciale, cosa ne pensi delle nuove pellicole Impossible. All’inizio (troppo) instabili ma adesso mature a sufficienza. E aggiunge che quell’instabilità, tuttavia, permetteva di sfruttare le imperfezione per generare una nuova interpretazione artistica del soggetto, un nuovo spunto creativo. La stabilita delle nuove pellicole, invece, permette di usare al meglio i contrasti a volte sfumati e che ben si sposano con alcuni progetti di Maurizio, tra cui il work-in-progress su Capri. Arriviamo così al secondo ritratto: per la prima volta con pellicole Impossible PZ600 Bianco e Nero, le stesse della Special Edition Maurizio Galimberti. Viene spiegato che, praticamente, ad ogni versione delle pellicole viene introdotto un piccolo miglioramento nella chimica, che permette di ottenere risultati sempre migliori. Al momento la Special Edition Maurizio Galimberti è la migliore (segue la PZ600 UV+). Tra gli scongiuri di Enrico si inizia. Scatto, subito comperto; scatto, subito coperto, uno sopra l’altro. La luce che è vita per l’immagina durante lo scatto, diventa la sua morte all’espulsione. Come per il rullino impressionato esposto alla luce. Il ritmo, però, è sempre lo stesso. Sopra-sotto, sinistra-destra. Poi il momemto dell’attesa, trepidante, delle prime immagini. “Ci sono, ci sono, ce l’abbiamo fatta!” Ecco che il soggetto si (ri)compone sul tavolo e per la prima volta con il morbido bianco e nero di Impossible.

Un po’ seppiato ai lati, quando l’ingranditore è più distande dal soggetto, più contrastato al cento, quando Maurizio si avvicina di più al viso e alle mani. L’effetto visuale finale è tanto imprevedibile quanto sorprendente. Il seppia intorno porta lo sguardo al centro e il bianco e nero di Impossible sembra nato per i ritratti di Maurizio (o è forse il contrario?). La soddisfazione è grande e la piccola folla cerca ancora Maurizio per un autografo, un commento, un consiglio. La serata è pienamente riuscita e quando saluto Maurizio, con un “arrivederci in Italia”, siamo ancora inebriati dai risultati della sua opera. La sera a casa non riesco a dormire, allora riordino le foto scattate (niente video purtroppo) e ripenso alla grande semplicità e disponibilità di Maurizio. E non vedo l’ora di tornare in Italia per mettere mano al mio ingranditore.

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Grazie a Giacomo Inches per averci fatto da inviato speciale a NY !

Trovate i suoi lavori su polaroiders, sul suo blog dedicato alla sua avventura americana www.inches.ch/40days e sul suo sito personale  www.giacomo.inches.ch

ps.: Maurizio Galimberti sarà presenta alla Fnac di milano per presentare le Impossible special edition “kalimbaroid” il 9 giugno (info qui )

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Aspettando di metter mani alla video-intervista fatta ai ragazzi di Impossible, volevo scrivere due righe su quel che ho visto io al Photokina.
Per quel che interessava polaroiders.it gli stand da visitare erano quelli di Fuji, Polaroid e Impossible.

Il primo stand che ho incontrato è stato quello di Fuji.
Diciamo che hanno saputo come attrarre l’attenzione: 3,4 ragazze immagine esperte di fotogarfia istantanea (vedi immagine sotto) ti davano il benvenuto facendoti una minifoto come quella che vedete qui con la sottoscritta davvero nella parte di principessa e poi ti permettevano di provare le varie macchine INSTANX e scattare foto a destra e manca.

Se dovessi dare un opinione personale di queste pellicole direi che per me sono troppo “nitide”, poco “artistiche” ma credo anche sia un giudizio dato dalla mia poca sperimentazione con le stesse (non escludo che possano essere interessanti per comporre fotomosaici e l’idea di poterle usare per la diana mini o altre macchine simili mi incuriosisce abbastanza)

Dopo aver girovagato per la fiera attraversando il padiglione Canon, quello Sony, buttando un occhio allo spazio di Lomography, sbavando letteralmente davanti all’eleganza dello spazio Leica e al fare le cose in grande di Hasselblad ( non si potevano certo far mancare un Ferrari nello stand!) arrivo allo stand Impossible.

Per le chiacchiere fatte con Vincenzo Autieri, wholesales Europa, vi rimando alla video intervista che caricherò il prima possibile, quel che vi posso dire è che mi ha accolto donandomi un pacco di px600 uv+ e un px color shade (ultima ricetta) da provare: le px le ho potute provare praticamente subito perchè avevo dietro la srl680, per le color farò qualche prova prossimamente.

Non ho fatto molte prove neanche con il bn ma da quei pochi scatti sono rimasta davvero contenta di vedere che le 600 uv+ sono di un bn perfetto quando si scatta a luce diurna , un bn che diventa ” lattiginoso” quando si scatta con luce artificiale e flash.
Sicuramente le utilizzerò per qualche progetto il prima possibile!

Quelle a colori, come vi dicevo, non le ho provate ma ho visto l’esposizione allestita per l’ “Impossible soirèe” e credo che anche quelle pellicole stiano diventando interessanti e da sperimentare perchè ho visto alcune foto che erano “davvero” a colori, altre con i toni azzurrini e altri quasi viola (sarà questione di temperatura?) ma tutte con maggiore profondità e contrasto dell’immagine.

Ho passato da loro praticamente tutto il pomeriggio e ho conosciuto persone, artisti interessanti e scoperto tecniche e trucchi per sfruttare al meglio anche le “vecchie” pellicole px (tanto da farmi venir voglia di comprare anche quelle e provare a mettere in pratica quel che ho visto) ma di questo ne parlerò in un altro momento.

Intanto vi metto il link a questo video della photokinaTV dove i ragazzi di Impossible parlano del loro progetto.
http://www.fototv.com/photokinatv_impossible_project

e il comunicato stampa con le novità presentate al photokina (tra cui l’utilizzo di nuove batterie)
http://shop.the-impossible-project.com/news?date=2010-09-24

Ovviamente tra un esperimento e l’altro ho continuato a perlustrare la fiera alla ricerca di Polaroid: nell’ultima intervista Maurizio Galimberti ci diceva che presto Polaroid avrebbe presentato nuovi prodotti e vari rumors dicevano che questo sarebbe avvenuto proprio al Photokina.
Non l’ho trovata! conscia della grandezza della fiera e della mia stanchezza, credevo d’esser io a non “vederla”, ma ho avuto la conferma della non-presenza di Polaroid dalla reception dove la donnina mi ha anche suggerito lo stand di Impossible se proprio stavo cercando pellicole istantanee.
A quanto pare anche Polaroid è in ritardo con il lancio delle novità annunaciate a giugno.

Io aspetto curiosa,

Carmen

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