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Posts Tagged ‘caterina de fusco’

La foto del mese di novembre scelta da Caterina De Fusco è “Care 1 & Care 2” di Matteo Capaia.

Matteo Capaia nutre interesse per diversi aspetti della realtà circostante, come si nota sfogliando la sua produzione. L’attenzione rivolta a elementi di natura e di architettura gli ha permesso di fare associazioni tra questi due mondi scoprendo quegli aspetti geometrici presenti nella realtà. E’ natura dell’uomo catalogare gli oggetti cercando in essi la primitiva forma  geometrica; le sue immagini rivelano, a sguardo attento, un tal tipo di connessione logica.

Matteo, inoltre, nei suoi scatti ha fatto ricerca sulle qualità dei  risultati dell’immagine nelle diverse tipologie di pellicole Impossible. L’incontro con la fotografia a sviluppo immediato è divenuto, almeno per lui, strumento di studio e di indagine.

L’acquisizione di conoscenze tecniche è importante per un fotografo ma non si può nascondere che la sola tecnica, senza la consapevolezza della scelta del punto di vista, dell’equilibrio tra luce e composizione, ha poco senso.

L’indagine sul lavoro di Capaia offre una riflessione sulla figura femminile ritratta in Care 1 e Care2 .

Le immagini in questione mostrano una scelta oculata del fotografo del supporto e della composizione.

Le pellicole usate sono la “Chocolate” nel positivo e nella scansione del negativo della “Tipo 55” che ci fornisce strumenti di lettura nella variazione dei contrasti e di alcuni particolari.

In Care 1 la figura femminile, posizionata di tre quarti, sembra non entrare totalmente nell’inquadratura visto che  spalla e  mano destra e viso appaiono tagliati.

Qui del volto è esclusa totalmente la fronte; ciò aumenta la sottolineatura della linea fortemente scura delle ciglia e imprime vigore alle labbra. Lo sguardo, con quel nero delle ciglia, è evidentemente abbassato e l’osservatore, quasi introdotto all’interno della fotografia, segue il contorno delle rose, secche, e il profilo della mano che le serra. Il positivo, anche per la durezza dei contrasti chiaroscurali, rivela la melanconia che la donna vive all’interno per avere tra le mani fiori “morti”.

Care 2 propone un ritratto in cui il volto è intero. Apparentemente simile al precedente, ma quanto la luce, qui naturalmente graduata, muta comunicazione? Il volto è intero e gli occhi ora visibili, vuoti, persi, estroflettono all’esterno tale sentire. Dunque, non più concentrazione interna, ma trasmissione al pubblico di quel senso di desolazione. Il corpo in entrambe le immagini è appena definito perché il fuoco cade sul viso e le rose.  In Care 2 la mano è scomparsa e i giochi chiaroscurali sono qui leggibili nei capelli che definiscono l’ovale del viso e nelle rose rosse, scure, rispetto all’unica bianca.  La luce, diffusa, profila contorni più dolci.

L’analisi non trova qui un suo punto d’arrivo. L’immagine è stata indagata, ma credo giusto riprendere il senso dell’interesse di Matteo per la natura. Nel vuoto della donna, determinato dal contatto con un pezzo di natura “morto”, il fotografo racconta sè stesso e la solitudine che crea l’interruzione con la realtà di natura.

Caterina De Fusco

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La foto del mese di Ottobre scelta dalla nostra Caterina De Fusco è “So far again” di Marco Giambrone.

So far again © Marco Giambrone

Esaminando la produzione di Marco Giambrone non si può parlare di una  produzione  del tutto omogena ma è fuor di dubbio la sua latente predilezione per le capacità di resa della pellicola Chocolate.

Con quest’ultima  si è sperimentato in ambientazioni  architettoniche , in interni, esterni  utilizzando effetti di luce cangiante, muliebre, evanescenze che trasportano l’osservatore in un immaginario che porta oltre il luogo indagato.

Se i particolari architettonici sembrano definire uno spazio , in natura,  la prospettiva si espande, si dilata.

L’artista utilizza per lo più una prospettiva centrale o diagonale ma è attraverso un particolare della composizione che Marco guida l’osservatore all’interno dell’immagine.

In “So far” il primissimo piano parla con una luce biancastra che si carica d’ombre ai lati.

I verdi, i bianchi i bruni si inanellano costruendo una profondità di campo attraverso linee rette, curve che disegnano il dolce andamento delle colline. Queste nel lento incedere dei trapassi tonali vanno a raccordarsi alle creste dei monti che toccano una piccola banda di cielo.

La luce  è l’ elemento protagonista che definisce tutti i piani  non  trascurando alcunchè .Essa ci consente di vivere all’interno dell’opera cogliendo ogni minima variazione chiaroscurale .

Quest’immagine muove recondite corde di lirismo è ad un passo tra pittura e poesia.

La donna di tergo è sola, immobile. Uomo o donna l’autore  ci invita  a meditare quale  la nostra percezione difronte alla vastità della  natura.   L’essere umano di leopardiana memoria può sprofondare perdendosi.

“L’uomo di fronte al mare di nebbia” dell’artista Friedrich contemplando analoga espansione d’orizzonte coglie di essere un semplice punto dell’Universo.

Caterina De Fusco

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Il tanto atteso evento si avvicina, tra meno di un mese il Festival della Fotografia Istantanea ISO600 finalmente avrà inizio! Noi non vediamo l’ora e aspettiamo con trepidante attesa anche tutti i magnifici Workshop ed eventi a cui non potete mancare!

Eccovi allora un bel promemoria con date, orari e altre informazioni. Non dovete fare altro che cliccare su “ISCRIZIONE” che vi rimanderà alla pagina con l’apposito modulo da compilare. Che aspettate?

  • Storia della Polaroid

Quando : Sabato 08 Ottobre alle ore 14,00

Durata : 2 ore

Nr. partecipanti : Numero chiuso a 30 Partecipanti

Iscrizione : Gratuita.

Dove : Spazio Concept Sala 4

Relatore : Franco Mammana

Programma : La storia della Polaroid dalla sua nascita sino ai giorni nostri.

  • Impossible Manipolations

Quando : Venerdì 07 Ottobre alle ore 16,00

Durata : 2 ore

Nr. partecipanti : Numero chiuso a 30 Partecipanti

Costo iscrizione : 15 euro ( 10 per chi è già in possesso di tessera Spazio Concept)

Dove : Spazio Concept Sala 4

Curatore : Carmen Palermo

Programma : Presentazione delle pellicole :  Impossible PZ 600, PX680, PX 600 e PX680. Tecniche di scatto e manipolazione :  Lift off, Transparencies, disegno su pellicola, retini colorati, material mix, esposizioni multiple, utilizzo dei filtri.

  • SX70  a New Era

Quando : Sabato 08 Ottobre alle ore 16,00

Durata : 2 ore

Nr. partecipanti : Numero chiuso a 30 Partecipanti

Costo iscrizione : 15 euro ( 10 per chi è già in possesso di tessera Spazio Concept)

Dove : Spazio Concept Sala 4

Curatore : Menico Snider

Programma : Tecniche di scatto e manipolazione, con i sistemi SX70 e la nuove generazione di pellicole Impossible.

  • IMPOSSIBLE POLA POGO 

Quando : Domenica 09 Ottobre alle ore 10,00

Durata : 2 ore

Nr. partecipanti : Numero chiuso a 30 Partecipanti

Costo iscrizione : 15 euro ( 10 per chi è già in possesso di tessera Spazio Concept)

Dove : Spazio Concept Sala 4

Curatore : Silvano Peroni

Programma : Tecniche di manipolazione pogo zink e relativa presentazione delle caratteristiche stampante /carta. Tecniche di manipolazione impossible e contaminazione con Pogo attraverso il lift off e l’uso del calore e di componenti chimici. Gli iscritti saranno parte integrante del progetto e potranno interagire con il curatore.

  • IMPOSSIBLE FILM APPLICATIONS

Quando : Sabato 08 Ottobre alle ore 14,00

Durata : 3 ore

Nr. partecipanti : 25

Costo iscrizione : 15 euro

Dove : FNAC Milano

Curatore : Alan Marcheselli

Programma : Presentazione nuove pellicole IMPOSSIBLE PX600, PX600 UV+, PX600 Black Frame e PX680FF.
Tecniche di scatto con fotocamere Polaroid Model 600, SLR680, Dine Model IV e SX70 + ND Filter. Utilizzo e mantenimento Pellicole. Manipolazione, Distacco Emulsione (lift off), creazione immagini trasparenti ( Transparencies Technique ) e Rayogrammi.

  • Seminario “Tra insegnamento e apprendimento della Fotografia, verso la Vita”

Quando : Sabato 08 Ottobre Ore 18,00

Durata : 2 ore

Nr. partecipanti : Numero chiuso a 30 Partecipanti

Iscrizione : Gratuita.

Dove : Spazio Concept Sala 4

Relatore : Maurizio Rebuzzini 

Programma : Disquisizioni tecniche e filosofiche sulla fotografia istantanea moderna.

  • Meet Martin: Incontro con Martin the Impossible Chemist 

Quando : Sabato 08 Ottobre alle ore 10,00

Durata : 2 ore

Nr. partecipanti : Numero chiuso a 30 Partecipanti

Iscrizione : Gratuita.

Dove : Spazio Concept Sala 4

Relatore : Martin the Chemist

Moderatore : Franco Mammana

Programma : Tutto quello che avreste sempre voluto chiedere ma non avete mai osato, direttamente dallo stabilimento produttivo di Enschede, Martin racconterà la sua esperienza prima in Polaroid e poi nella neonata Impossible e risponderà alle domande dei partecipanti.

  • La seconda Vita della Polaroid

Quando : Domenica 09 Ottobre alle ore 16,00

Durata : 2 ore

Nr. partecipanti : Numero chiuso a 30 Partecipanti

Iscrizione : Gratuita.

Dove : Spazio Concept Sala 4

Relatore : Roberto Caielli, stampatore Fine Art

Programma : Tutta l’esperienza di un grande stampatore Fine Art ci porterà a scoprire i metodi migliori per la scansione, la stampa e la presentazione di una moderna fotografia istantanea.

  • Incontro con l’autore: Beppe Bolchi

Quando : Venerdì 07 Ottobre alle ore 18,00

Durata : 2 ore

Nr. partecipanti : Numero chiuso a 30 Partecipanti

Iscrizione : Gratuita.

Dove : Spazio Concept Sala 4

Moderatore : Caterina De Fusco

Programma : Beppe Bolchi, icona della fotografia italiana, profondo conoscitore del mondo Polaroid e Impossible, si racconta e parla del futuro della fotografia istantanea.

  • Maurizio Galimberti Performance DADANUDO

Quando : Sabato 08 Ottobre alle ore 18,00

Durata : 2 ore

Evento aperto al pubblico sino ad esaurimento posti.

Dove :  BARBARA FRIGERIO Contemporary Art, Via Fatebenefratelli 13, Milano.

Programma : Il Maestro della fotografia Istantanea realizzerà una nuova opera in diretta, nella galleria che ospita una selezione dei suoi capolavori.

  • Lettura Portfolio Istantanei

Quando : Domenica 09 Ottobre alle ore 16,00

Durata : 4 ore

Evento aperto a tutti previa iscrizione.

Iscrizione : Gratuita.

Dove : Spazio Concept Sala 4

I Portfolio saranno visionati da: Beppe Bolchi, insegnante di Fotografia Istantanea presso IIF Milano e Caterina De Fusco, Insegnante di Storia dell’arte e critica.

Programma : L’esperienza di uno dei maestri della fotografia italiano e la visione artistica di una appassionata critica, un modo per confrontarsi e accrescere la propria esperienza.

  • Performance : Polaroid 8 X 10″

Quando : Venerdi 07 Ottobre Ore 14,00

Durata : 2 ore

Nr. partecipanti : Libero sino ad esaurimento posti.

Iscrizione : Questo evento non necessita di iscrizione.

Dove : Isitiuto Italiano di Fotografia

Fotografo : Beppe Bolchi

Programma : Un coinvolgente shooting che vi farà scoprire i segreti del grande formato Polaroid.

Ricordiamo che nei costi iscrizione ai workshop è compresa la tessera di associazione annuale a Spazio Concept che permette l’accesso a tutte le aree di ISO600 esterne alla mostra, inclusi il museo delle fotocamere Polaroid e la libreria di consultazione Polaroid.

Inoltre, non perdetevi il Contest “Be Yourself”- The Instant Book Project. La partecipazione è gratuita e aperta a tutti! Al vincitore assoluto e ai lavori segnalati verrà data la possibilità di esporre il proprio quaderno d’artista in almeno una mostra organizzata in una delle gallerie d’arte/spazi espositivi partner di ISO600, oltre all’esposizione nei giorni dell’edizione 2012 di ISO600 – Festival di Fotografia Istantanea.

NON MANCATE!

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Questo mese la foto scelta dalla critica Caterina De Fusco è di Valentina Vallone, “Papaveri e papere”.

Papaveri e papere © Valentina Vallone

Valentina Vallone usa lo strumento fotografico componendo immagini semplici costituite da pochi elementi. Solo in un caso utilizza la doppia esposizione, grazie alla pellicola Spectra, più spesso si avvale di un gioco di riflessi che creano fascinazione come le pose delle sue figure.

I suoi scatti appaiono pensati, curati nella composizione dunque nitidi, puliti; maggiore risulta essere l’uso delle pellicole bianco nero rispetto all’utilizzo di quelle a colori.

Le sue foto, a saper bene osservare, nel loro articolarsi parlano di una storia di una storia di donna. Quest’ultima è motivo centrale di un’ indagine che l’autrice propone come spunto di riflessione sulla solitudine, sulla relazione. Nella sua produzione un gruppo di immagini si ispira alla storia di Ian Curtis scrittore e vocalist del gruppo Joy Division (post- punk) divenendo aspetto di approfondimento di un gesto estremo; ma il suo dire fotografico raccontando con pulizia non nega esempi di liricità.

Nell’ immagine Papaveri e papere Valentina pone come soggetto principale una giovane figura di donna completamente assorta nell’odorare un folto numero di papaveri che serra tra le mani.

Giovane avvolta, immersa in un’esteso campo di grano e papaveri che si staglia a perdita d’occhio dietro di lei, forse idea tratta lontanamente da un dipinto di Monet.

Il gruppo di alberi,scuro, che serra quel campo riprende il color scuro dei capelli della figura in primo piano; ma, se questi ultimi mostrano una vividezza di luce questa, negli alberi, perde consistenza così come evanescente appare la luce nel campo e nei contorni laterali dell’immagine.

La luce, infatti, colpisce la figura in primo piano potenziandone la forma mentre si diffonde tutt’intorno rivelando in Valentina buone capacità di controllo della composizione.

La bimba sembra addentrarsi ,immedesimarsi in quel profumo di fiori ; ella sembra scivolare come in uno spazio meditativo. Gli occhi socchiusi, la rifrangenza della luce sulla fronte, le piccole mani di cui si scorgono soltanto alcune parti creano un’immagine evocativa, per certi versi lirica.

L’importanza donata alla giovane fanciulla che si inebria odorando papaveri, umili fiori di campo, solleva una riflessione. Se l’autrice, in altri scatti ha mostrato, attraverso un colloquio con sé stessa, di indagare quali le possibili “verità” dell’essere , qui, in questa immagine sembra aver trovato un’”origine “nel contatto con una giovane vita che, come natura suggerisce, sempre si ricrea e si trasforma.

Caterina De Fusco

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Questo mese la critica Caterina De Fusco ha scelto la foto di Pierre Pellegrini ” La mia Venezia”

La mia Venezia © Pierre Pellegrini

Pierre Pellegrini si manifesta come fotografo, fotografo-lirico.
Le sue immagini catturano perché descrivono una realtà che diviene metarealtà, per la solitudine, per le luci, le zone d’ombra per i silenzi profondi, silenzi in cui lascia cadere lo spettatore.
Pierre non ha sottoposto le sue foto ad una lettura circolare che tuttavia i suoi scatti suggeriscono. Non si possono trascurare le poche parole che Pellegrini pone a commento dei suoi fotogrammi perché la sua produzione va letta coniugando immagine e testo. Entrambi sono semplici, netti e, proprio per questo, molto significativi.
Ciò che conta è l’idea, il progetto che si ha in mente quando si usa lo strumento fotografico e a me sembra, che Pierre con dedizione e attenzione segua il parlar muto della natura. Di quest’ultima indaga stagioni, il nascere e il morire del giorno. L’idea progettuale di Pierre è volta a riflettere, a far riflettere sulla relazione uomo-natura anche se, rara, appare la presenza umana.
“La mia Venezia” l’immagine selezionata parla senza parlare, dialoga perché due sono le seggiole anche se, come dicevo, le figure “umane” non sono visibili. Ecco l’elemento chiave è il dialogo continuo, sommesso con
l'”invisibile”.
Straordinario è il gioco di luci e di riflessi che il Pellegrini riesce a rendere in molteplici suoi scatti. Qui primariamente il dialogo è tra i colori, fondamentalmente due, il nero e l’azzurro, uniti ad una leggerissima parvenza di arancio-rosa testimonianza del sole nel calar dell’orizzonte.
Come un “focus”, come  luce su un palcoscenico, tutto buio d’intorno e obiettivo centrato sul blu-bianco del lago e l’esatta corrispondenza nel cielo. Gli elementi acqua e cielo sono solo apparentemente separati dalla
costa che, anch’essa, con la sua massa scura ,si riflette nell’elemento acqua.
Che bellezza quella luce, quell’unico punto luce che fa emergere dal buio la “visione”.
Pierre, in tal modo, rende manifesto, con semplicità ma con forza, quanto la luce sia determinante  all’umano per vedere e, al fotografo, per fare e rendere visibile il suo scatto. Senza luce l’uomo non può nulla perché vita mancherebbe alla terra e la fotografia non sarebbe perché non avrebbe ragion d’essere.
Ma il Pellegrini mette tutti gli elementi: l’acqua, l’aria, la terra e, al posto del fuoco, “la luce” che potrebbe considerarsi fuoco nel senso che “la luce” accende la possibilità di vedere.
Ma dicevamo del dialogo che comunque Pierre manifesta. Sì perché quelle due seggiole si parlano nell’osservare gli elementi, raccontando  dell’indispensabilità di quelli, gli elementi, per l’essere umano e la vita.
Non c’è bisogno d’altro e il fotografo non aggiunge altro, Pierre sussurra agli spettatori che l'”invisibile”, attraverso
un’osservazione lenta, profonda, si manifesta.
Ah, dimenticavo l’intitolazione “La mia Venezia” : il Pellegrini ha immortalato  laghi ,svizzeri, che raccontano del suo luogo natio e dunque delle sue radici.

Caterina De Fusco

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Per questo mese, dalla critica Caterina De Fusco è stata scelta la foto di Kite (Franco Mammana) “I cieli di Normandia”.

I cieli di Normandia © Kite (Franco Mammana)

I cieli di Normandia

Cieli di Normandia 002 di Kite La meraviglia è che il cielo può evocare, suscitare una sì vasta quantità di motivi ispiratori che, osservando il cielo, tutto può accadere.

Il cielo suggerisce, in maniera silente,ciò che nel visibile non siamo in grado di vedere. Le nostre percezioni terrene, infatti,ci distolgono, troppo spesso dalle nostra potenzialità di sognare.

Così, mirando il cielo, osservando le nuvole, i giochi di luce, i pieni, i vuoti, guardando prospetticamente dal basso verso alto, attraverso l’aria,l’etere possiamo entrare in contatto con un possibile volo della mente o, del cuore.

Aria, ossigeno, elemento base per la vita sulla Terra come per l’Universo tutto. L’aria può concretizzare nuvole, dissolverle, massificarle o, renderle impalpabili.

Aria, elemento invisibile che, invisibile si muove nello spazio.

Aria-spazio, binomio. Lo spazio o meglio il tempo è la “verità” che l’essere umano attraversa; l’uomo vive, in una realtà spazio- temporale.

E’ quest’ultima a segnare la sua esperienza, il suo percorso, il suo processo in “fieri”.

Kite propone un fotogramma, un dettaglio, un micro diquell’immenso cielo che ci ricopre, che ci sovrasta.

Scatta e, immortala un momento, un solo piccolo momento di un moto costante e, sempreterno.

Kite fissa un punto nel cielo, un piccolo, umilissimo punto che corrisponde a quel punto, da terra, con cui il suo obiettivo ha colto un microframmento.

Una profonda ombra compare in basso, sull’estrema sinistra, poi, quel buio, si squarcia facendo nascere il bianco di una nube, spessa che, con la sua massa, compatta illumina il cielo.

Ma Kite prosegue il suo sogno, insieme alla massa nebulosa coglie, sulla destra, linee chiare, che si stagliano nette sulla superficie del cielo; sono linee parallele a cui si interseca una linea longitudinale.

Kite coglie ,nel cielo, confronto tra una massa e una forma semplificata,costituita da linee pure , fatte di pura luce. Quest’immagine, un microgramma dell’infinito cielo, parla, racconta una storia, invisibile, impalpabile. Gli occhi umani hanno bisogno di scoprire, di capire, sentire quelll’infinito cielo che è sopra di noi; solo così potranno dare una loro personale, autentica forma, ai loro sogni.

Caterina De Fusco

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Per questo mese la critica Caterina De Fusco ha scelto la foto di Erik Sosso (Erik The Funny Man) ” Fallocracy.
Complimenti Erik!

Fallocracy © Erik The Funny Man

Fallocracy

Lo strumento fotografico per the “Funny man” ha il senso di dire, per immagini, ciò che il cuore ,dolente, gli comunica affinchè non cada in oblio.
L’oblio avverrebbe se Eric non si permettesse di violare con altrettanta violenza ciò che la realtà sociale continuamente vìola.

The Funny Man non risparmia ironie, sarcasmi perchè il suo obiettivo inquadra uomini, donne, folle solo ,talvolta,  cede il fianco alla natura che appare anch’essa violentata ,tradita dalla civiltà della macchina.

Eric vuole farsi portavoce della difficoltà di comunicazione dell’oggi, dell’attuale società attraverso l’uso di cancellature, puntine di ferro, punzonature applicate su  diverse parti del corpo umano che estrinsecano una sua forza nel voler , caparbiamente, dire.

Caparbietà manifesta l’artista ,nel  racconto dei suoi scatti, che non vuole arrendersi , non vuole acconsentire a passar sotto silenzio il “falso” della nostra società.

In “Fallocracy” the Funny man fa testimonianza di quale la riduzione della bellezza umana. Sceglie la riproduzione di un’ immagine pubblicitaria di un volto maschile, bello, come mostrano le folte sopracciglia che accentuano lo sguardo, la profilatura del naso, la bocca , elementi di un volto che ,così perfetti, “attraggono” l’osservatore.
Così quel marcare con un gioco di luci ed ombre sulla barba  i piani dell’ovale del volto, rende l’immagine ancor  più “seducente”.

Non a caso la foto è stata denominata “Fallocracy”  perchè la ripresa di un immagine di un uomo così fortemente attraente, da parte dell’artista,  si compone inoltre, in basso a destra, di un profilo di donna con la bocca ,aperta, come in attesa di un inizio di un amplesso d’amore. Eric interviene allora nella quasi totale cancellazione del volto della donna  con l’uso di taglienti  spille metalliche che sembrano “castrare” il possibile gioco d’amore.
Solo  le labbra rimangono ancor visibili, forse perchè è con un bacio che tutto ha inizio.

L’immagine pubblicitaria prescelta  è chiaramente  quella di un “sex symbol” attraverso cui il nostro sociale fa un vile gioco di potere per poterci strumentalizzare.
Uomo bello ,come donna bella,  è la chiave di volta di una facile seduzione in cui lui diviene carnefice e lei vittima o l’inverso.

Ancora un particolare, quello della macchia di luce che compare sull’occhio sinistro,causata probabilmente dal flash ,scattato nel riprender l’immagine che ,sembra poter suggerire, anche se non volutamente, quanto il bello di un “sex symbol “rechi con sè , comunque, una macchia.

Immagine pubblicitaria dunque  con macchia. Siamo giunti alla conclusione della scelta operata da Eric.

Quest’ultima rende esplicita che la nostra realtà sociale utilizzaun  “sex symbol”  per innescare  un “perverso”meccanismo  di  seduzione .
The ” Funny Man”, rendendo artistica un’operazione pubblicitaria rovescia il “falso” senso della stessa  immagine  donandogli valenza di  insegnamento volto a “svelare” le “manie” di una società che si nasconde dietro un “bello esteriore”.

Caterina De Fusco

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Per il mese di Aprile la nostra critica Caterina De Fusco ha scelto la foto di Muchj ” A tear in the sky”

Significativa l’intitolazione data allo scatto ” A tear in the sky” dallo stesso artista.
Se, pensiero e azione dovrebbero esser naturalmente collegati da una consapevolezza interiore che, ciascuno, dovrebbe portare entro sè, comprendendo il motivo che lo spinge ad agire, non sempre, l’essere umano sà cosa si cela dietro il suo agito. In questo caso l’agito è “lo scatto” dunque colui che scatta dovrebbe conoscerne i reconditi significati che fin lì, lo hanno spinto.

L’immagine fermata dall’obiettivo di Muchj è ricca, complessa non così semplicemente decodificabile.
Ma tutto, ha un inizio ed, in questo caso,il punto di partenza per la ricerca del significato recondito dell’immagine è il colore, che sempre, reca con sè, una motivazione simbolica. Blu, nero in alto a sinistra e, poi, lilla e un confondersi di quel lilla con il verde, nella parte destra della foto che si sfoca, mirando quasi a svaporarare. Miriamo inoltre il senso delle linee della composizione: prevale la linea retta sulla curva, quest’ultima ,tuttavia, incombe frastagliandosi in concavi e convessi.

Ma, ritorniamo al colore : il giallo, l’arancio corrispondono a vibrazioni energetiche di forza, di appartenenza, il viola e l’indaco corrispondono invece ad una ricerca dell’alto, ad una ricerca di cielo ma, quel verde e quel lilla sull’estrema destra , dissolvendosi, portano a lacerare quell’esigenza di cielo. Infine l’elemento chiave, caratterizzante l’immagine, apparentemente, finora, messo da parte. Quell’ombra nero-blu,in alto a sinistra è bordata, circoscritta da una linea che si muove in onde ora concave, ora convesse. Nonostante il chiarore dello scatto quell’ombra, nero-blu, incombe direi sovrasta i colori precedentemente nominati.

Muchj invoca un abbraccio, vuole farsi accogliere da quella valle che ha catturato la sua fantasia ma, non sembra riuscirvi, perchè quel nero è forte ,cupo e la linea che ne traccia il contorno, curva, dà ombra a quell’agognata luce.
Ma è proprio quella linea curva che, nel suo fraseggio circoscrive la parte alta dello scatto a poterci condurre a possibili memorie di coste, o più vivamente, ci suggerisce un profilo, un profilo di un volto, umano, probabilmente quello dell’artista stesso che si è semplificato in una forma astratta.

Caterina De Fusco

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E’ stata inaugurata a Sarezzo, (BS) a Villa Usignolo alle 10,30 del giorno 20 febbraio 2011 la Mostra ” Nanowriters” inclusiva di una personale di Ernesto Mezzera.
Ideatrice, curatrice artistica del progetto e del libro è Carmen Palermo.
Quest’ultima, insieme ad Alan Marcheselli e Christian Ghisellini sono i fondatori del Network Polaroiders.
Franco Coda e Michele Stefanoni sono stati i direttori artistici per i “nanoscritti”;

Silvano Peroni  il curatore della mostra “Nanowriters” e di Ernesto Mezzera.

All”inaugurazione erano presenti l’Assessore alla cultura di Sarezzo e  giornalisti di reti locali che hanno formulato domande ad Alan Marcheselli e a  Lucia Semprebon portavoce dei nanoscrittori poichè ella stessa nanoscrittrice alla mostra.

“Nanowriters” è il nome designato per quei nano romanzieri,  che con sole dieci  parole, selezionate da uno staff specializzato, hanno commentatato gli scatti dei Polaroiders.

L’intrigante iniziativa, che come già detto era allestita a Villa Usignolo, particolare architettura munita di due suggestive pareti trasparenti, bordate in acciaio, ha permesso di fondere, con straordinaria magia alchemica, scatti in Polaroid, nanoscritti e natura.


L’idea innovativa di Carmen Palermo proprio per la sua peculiarità a cui Carmen e Silvano avevano aggiunto, per il pubblico, la possibilità di partecipare istantaneamente alla mostra scrivendo nuovi nano romanzi da allegare agli scatti ,con l’ausilio di post-it, avrebbe potuto
coinvolgere un pubblico più numeroso. La curatrice, ha reso , infatti,  noto che il nanoscritto in dieci parole ,estemporaneo su post-it , verrà ripetuto con foto diverse ad ogni tappa della mostra essendo questa ,la prima, di una serie in previsione per tutta Italia.


La vivacità , il gioco profondo ,sotteso alla mostra, di unire immagine a parole ha nuovamnte sorpreso il pubblico quando Alan Marcheselli ha fatto sperimentare ,in diretta , le possibilità di un set fotografico.
Marcheselli ha invitato infatti gli spettatori a lasciare qualcosa di sè stessi, un cappello, una sciarpa, una scarpa che unite insieme hanno formato un “puzzle” di indumenti da poter fotografare.
Poi ,ha dato piccoli suggerimenti su cosa fare: ha detto a ciascun partecipante di effettuare tre soli scatti nella parte bassa, alta, centrale del puzzle, quella più “sentita” lasciando  lo spettatore-protagonista libero di scegliere il taglio da dare allo scatto vuoi verticale che orizzontale oltre al soggetto, intendo, quale parte della combinazione degli elementi disposti a terra.


Nei giorni seguenti, visto che la mostra è rimasta aperta al pubblico fino al 25  febbraio, più persone “in cerca di sè stessi” hanno partecipato all’evento.
Credo sia importante perchè immagini e parole non solo suscitano emozioni, qualità assai rara nell’iperciviltà della macchina, ma possono ,attraverso il gioco, che così poi tanto gioco non è , riaprire il “cuore “della gente .
La mostra infatti offre la possibilità di osservare, curiosare  e imparare che la vita è gioco e……………sogno, come il gruppo dei Polaroiders ha già, intuito.

Caterina De Fusco

 

(foto di Caterina De Fusco, Lucia Semprebon, Ernesto Mezzera)

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Per il mese di Marzo la nostra critica Caterina De Fusco ha scelto la polaroid di Massimiliano Muner “Necessarie conseguenze”.

Complimenti a Massimiliano!

Necessarie conseguenze © Massimilano Muner

L’immagine nasce con lo scopo di comunicare, di far riflettere, di entrar ” dentro” l’osservatore.

Affinchè l’osservatore ” senta” è importante esser catturati, irretiti, per potersi lasciar andare e percepirla, quell’emozione.
Se l’immagine suggerisce emozione, vuol dire che è riuscita a metter in relazione colui che ha eseguito lo scatto e colui che lo osserva.
La composizione, Massimiliano Muner la concentra essenzialmente sui tronchi tagliati che appaiono in primo piano.I tronchi tagliati compongono una piramide visiva ed è quest’ultima che ci guida alla profondità della visione, che si inoltra verso quegli alberi coperti di neve ma ,ancor vivi, perchè con radici.
Sono quelle, le radici a permetterci di poter “essere”, di manifestare i nostri rami, i nostri sogni, al cielo. 

La fotografia di Muner,pone in primo piano i rami recisi, privati della vita. L’uso della pellicola bianco-nera pone in evidenza non la vita, ma il taglio della vita che i giochi di luce sottolineano.
Le forme dei tronchi, immortalate dall’artista compaiono ora più regolari, ora meno. Ma, ha forse più senso il taglio della forma ora più stondata ora meno o non maggiormente l’ “essenza” di quel tronco tagliato e ,dunque, privato delle sue radici?

La sua immagine rende sottesa la parola “morte” questa, la comunicazione che Massimiliano vuol condividere con i suoi osservatori.
L’operazione svolta appare silenziosa, la sua parola dolce perchè lo scatto, bianco-nero, gli rende possibile con la neve sul fondo di sopire, in qualche modo, la violenza di quel taglio.

L’immagine viene denominata dall’autore stesso “Necessarie conseguenze”.
Massimiliano sa, la sua immagine lo ha raccontato che, chi taglia radice, necessariamente miete, anche se in maniera, muta, VITA a questa terra.

Caterina De Fusco

I tronchi tagliati gettano poca ombra come questa civiltà, quella che attraversiamo che poco peso dona ai suoi morti quotidiani.

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