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di Matteo Capaia
Ebbene si, sto attraversando un periodo di negatività, ma non è come potrebbe sembrare!
Lavorando sul materiale istantaneo prodotto in questi mesi, con le mie fotocamere folding, mi sono imbattuto in un inatteso, quanto interessante sviluppo.
Sapendo della possibilità di recuperare i negativi, da alcuni tipi di pellicole Polaroid e Fuji, da perfetto principiante, mi sono costantemente applicato e il risultato dei miei esperimenti si è finalmente concretizzato in un esotico matrimonio, tra il mondo analogico istantaneo appena scoperto e quello digitale già conosciuto, nel quale sono un eccitato testimone, ansioso di espandere le proprie capacità creative.
Soprattutto per quanto riguarda il trattamento dei film Impossible Project, dei quali negativi, forse per ignoranza, non ho ancora vista nulla in giro.
Alcune di queste elaborazioni, mi hanno dato grande soddisfazione e hanno fatto colpo su chi ha visitato la mia galleria virtuale; per questo motivo, ho iniziato a pensare a un progetto che forse mi permetterà di sviluppare in grande e mostrare le mie fotografie sotto una luce diversa, anche a chi, non mastica istantanee tutti i giorni.
Poco importa se qualche “purista” alzerà la mano e dirà: “Io sono contrario a questo matrimonio!”.

Ho recuperato, dunque alcuni tipi di negativo:

Recupero negativi Polaroid Type 100, blue
In realtà non sono dei “veri” negativi, in quanto l’immagine impressa, non deve essere successivamente invertita; è già positiva, sebbene molto scura.
Questo tipo di pellicola si presta molto bene allo scopo; la particolare trama a nido d’ape, presente sulla superficie della pellicola e i toni pastello rilasciati sul negativo, conferiscono durante l’elaborazione, un piacevole effetto pittorico, che personalmente ricerco in questo tipo di fotografie.
Ad esempio:
I gozzi di Camogli, negativo crudo
I gozzi di Camogli, elaborazione finale
Altro esempio:

Ulivi, negativo grezzo
Ulivi, elaborazione finale
Come confronto di resa finale:

Camogli, positivo originale
Camogli, elaborazione finale.

La mia “vocina” mi suggerisce che è meglio il negativo!

Recupero negativi Impossible Project, monocromatici
Grande sorpresa, è stata l’elaborazione di alcuni negativi  di pellicole  px600 UV+ e px100.
Dopo aver praticato con successo, due trasferimenti di immagine, ho immediatamente pulito i negativi, i quali hanno perso con relativa facilità la pasta bianca che li ricopriva, ottenendo due immagine veramente pulite e nitide.
Ad asciugatura ultimata, senza alcun trattamento ho scansionato le immagini:

Orazio, negativo crudo di px600 UV+

Il negativo ottenuto è  sorprendente, a mio parere supera  in risoluzione il corrispondente positivo e dopo l’acquisizione, invertendo i colori,  ho ottenuto dei toni veramente interessanti.

Orazio, elaborazione finale
A parte l’ottimo volto di Orazio, che ringrazio per la pazienza nel sottoporsi a estenuanti esperimenti fotografici, è uno dei miei ritratti più riusciti!
L’immagine originale era discreta ma non mi soddisfaceva, mancava di impatto e tra l’altro il positivo presentava un artefatto di esposizione fastidioso (una banda laterale sottoesposta, problema di gioventù di alcuni film Impossible).
Grazie al recupero del negativo, privo del difetto, ho ottenuto un risultato decisamente migliore; come valore aggiunto, le macchie comparse durante il lifting della pellicola, hanno restituito una sorta di  tridimensionalità all’immagine.
Altro esempio:
Finestre, negativo crudo di px100

In questo caso, il negativo era meno pulito del precedente; vi erano molte macchie  sulla superficie, quindi  l’ho elaborata e convertita in scala di grigio, per eliminare tali difetti:

Finestre, elaborazione finale
Anche in questo caso, pur avendo ottenuto un buon trasferimento, con il negativo digitalizzato, ho ottenuto un risultato superiore.
Non tutti i negativi, comunque vengono puliti allo stesso modo; ho capito che prima si agisce nella separazione della pellicola e meglio si ottengono i negativi, dopodichè a volte, è necessario un pò di restauro digitale.  Meglio ancora se gli scatti sono freschi, cioè esposti su film, appena aperti dalla confezione.
In caso di negativi molto sporchi, ho potuto ottenere conversioni di questo tipo:

Ritratto di Mamma, negativo non ancora finito

Nota: nell’immagine sopra, aree molto scure, come ad esempio la maglia nera e alcuni dettagli, danno nel  negativo, aree prive di dettaglio e solarizzate. Interessante!
Come esempio, per un confronto di resa finale:

Orchidea #1,  positivo originale
Orchidea, elaborazione finale.

Preferisco il negativo.
Un punto in più, per Impossible Project!
Con le pellicole  px70 color push, non ho ancora ottenuto alcun risultato, in quanto i negativi a colori sono molto diversi materialmente da quelli appena mostrati e difficili da manipolare. Continuerò a provarci, anche perchè sono curioso di tentare anche con  le nuove px680 ff.

Recupero negativi Fuji FP-100C45
Fantastici risultati con  i negativi di fuji 4×5, che utilizzo per la mia view camera.
Per i negativi giapponesi, uso parte della metodica utilizzata per trattare i negativi di Polaroid 55, solo che all’inizio, occorre rimuovere lo strato nero coprente il retro della pellicola.
Per questa operazione si usa dell’Ipoclorito di Sodio, comunemente chiamato candeggina.
Preparo il seguente necessarie:
Il necessarie
Metto sopra una lastra di vetro, la pellicola a pancia sotto, dal lato emulsionato e sigillo tutti i lati intorno    allo strato nero opaco con del nastro isolante.
Aggiunta dell’Ipoclorito

Con una pipetta da irrigazione, la stessa che uso per avvelenare i miei nemici, copro lo strato opaco condieci millilitri di  l’Ipoclorito di Sodio, (soluzione di cloro al 9%, ulteriormente diluita in acqua 1:2).

Per l’operazione, siccome sin da piccolo mi macchio con una certa facilità, oltre ai guanti da laboratorio, mi sono lasciato addosso solo le mutande, un vero spettacolo!
Il servizio prevenzione & protezione ringrazia.
L’Ipoclorito comincia ad aggredire la superficie. Sfrizz!
Successivamente, dopo circa cinque minuti, con del cotone idrofilo, ho tamponato e rimosso l’Ipoclorito insieme al residuo nero, che oscurava il retro della pellicola.
Nota bene: è molto importante che l’Ipoclorito non raggiunga il lato dell’emulsione, pena un rapido degradamento di quest’ultima.
Comincia ad apparire il negativo, un’altro magic moment!
Ad asciugatura ultimata, ho controllato contro luce la trasparenza perfetta del negativo:
Finalmente il negativo allo scoperto.
A questo punto, dopo aver rimosso il nastro isolante,  ho verificato quanta emulsione era rimasta dal lato protetto.
Con la classica soluzione di Solfito di Sodio, ho rimosso agevolmente, dopo alcuni lavaggi,  i residui dalla superficie, dopodichè ho  risciaquato la pellicola in acqua corrente e  successivamente l’ho coccolata  in un bagnetto imbibente, per ottenere una asciugatura priva di aloni e macchie.
La pineta, negativo crudo.
Il negativo si presenta molto nitido e ricco di dettagli, anche se vi è una mancata corrispondenza cromatica, abbastanza marcata, compensabile con un’oretta di sudore davanti al monitor.
Questa è decisamente la parte più difficile, ma anche la più divertente; non è facilissimo restituire un bilanciamento del colore corretto e fedele all’originale, pur modificando a mio piacimento l’immagine.
Dopo aver ottenuto una buona base, invertendo l’immagine e rimuovendo polvere & company, ho dato via  allo sviluppo:
La pineta, prima elaborazione a colori, un pò “high & bleached”
Una volta ottenuta un’immagine a colori soddisfacente, mi sono sbizzarrito in alcune conversioni di prova, neanche troppo curate, ma d’effetto:
La pineta, elaborazione provvisoria in bianco e nero
Rispetto all’immagine originale, sicuramente ho perso un pò di informazioni nelle zone di luce, (ciò è in parte dovuto alla scansione effettuata in trasparenza a 1200dpi, con un scanner piano semi-professionale), ma ho guadagnato dettaglio, nelle zone di ombra e nei toni medi.
E’ come se il negativo fosse esposto 1+1/2  stop in meno.
Eseguendo una scansione meno luminosa, comunque, si possono recuperare i dettagli sovraesposti.
Come confronto di resa finale:

Orazio #1,  positivo originale
Orazio #1, elaborazione finale

Anche in questo caso, preferisco il negativo; lo sfondo mi distraeva dall’espressione incognita di Orazio e da quello che avevo in mente per lui.
Si può sempre ottenere di meglio, ma con i mezzi a mia disposizione, posso decisamente accontentarmi!

Stampate sul giusto supporto, per esempio su un 30 x 40 in carta baritata o in fibra di cotone, la resa di queste elaborazioni è ottima.
Ma è solo gusto personale, ben venga la critica.
Con questi negativi e quelli di Polaroid 55* che devo ancora usare, non vedo l’ora  di provare in camera oscura delle stampe a contatto, ma questo è un “work in progress”.
Matteo Capaia

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