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Posts Tagged ‘la foto del mese’

La foto del mese di Aprile 2012 e’ di Christian Ghisellini, un mosaico di teriomorfismo ready made con interventi a tempera.

PASIPHAESSON © CHRISTIAN GHISELLINI

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Per il mese di marzo abbiamo scelto “Dark night of the soul” di Cristina Altieri, una fotografa che nei suoi scatti ama giocare con la luce filtrante del sole senza intervenire con sorgenti luminose artificiali …

DARK NIGHT OF THE SOUL © Cristina Altieri

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Per il mese di febbraio abbiamo scelto “Home” di Umberto Mancini

HOME © Umberto Mancini

Umberto già da diverso tempo ci delizia con i suoi fotomosaici, diversi, narrativi e lontani da essere la copia del Dadaismo Galimbertiano.

Un nuovo spunto di evoluzione e di riflessione su un argomento che si credeva trattato in ogni sua forma.

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La foto del mese di Ottobre scelta dalla nostra Caterina De Fusco è “So far again” di Marco Giambrone.

So far again © Marco Giambrone

Esaminando la produzione di Marco Giambrone non si può parlare di una  produzione  del tutto omogena ma è fuor di dubbio la sua latente predilezione per le capacità di resa della pellicola Chocolate.

Con quest’ultima  si è sperimentato in ambientazioni  architettoniche , in interni, esterni  utilizzando effetti di luce cangiante, muliebre, evanescenze che trasportano l’osservatore in un immaginario che porta oltre il luogo indagato.

Se i particolari architettonici sembrano definire uno spazio , in natura,  la prospettiva si espande, si dilata.

L’artista utilizza per lo più una prospettiva centrale o diagonale ma è attraverso un particolare della composizione che Marco guida l’osservatore all’interno dell’immagine.

In “So far” il primissimo piano parla con una luce biancastra che si carica d’ombre ai lati.

I verdi, i bianchi i bruni si inanellano costruendo una profondità di campo attraverso linee rette, curve che disegnano il dolce andamento delle colline. Queste nel lento incedere dei trapassi tonali vanno a raccordarsi alle creste dei monti che toccano una piccola banda di cielo.

La luce  è l’ elemento protagonista che definisce tutti i piani  non  trascurando alcunchè .Essa ci consente di vivere all’interno dell’opera cogliendo ogni minima variazione chiaroscurale .

Quest’immagine muove recondite corde di lirismo è ad un passo tra pittura e poesia.

La donna di tergo è sola, immobile. Uomo o donna l’autore  ci invita  a meditare quale  la nostra percezione difronte alla vastità della  natura.   L’essere umano di leopardiana memoria può sprofondare perdendosi.

“L’uomo di fronte al mare di nebbia” dell’artista Friedrich contemplando analoga espansione d’orizzonte coglie di essere un semplice punto dell’Universo.

Caterina De Fusco

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Questo mese la foto scelta dalla critica Caterina De Fusco è di Valentina Vallone, “Papaveri e papere”.

Papaveri e papere © Valentina Vallone

Valentina Vallone usa lo strumento fotografico componendo immagini semplici costituite da pochi elementi. Solo in un caso utilizza la doppia esposizione, grazie alla pellicola Spectra, più spesso si avvale di un gioco di riflessi che creano fascinazione come le pose delle sue figure.

I suoi scatti appaiono pensati, curati nella composizione dunque nitidi, puliti; maggiore risulta essere l’uso delle pellicole bianco nero rispetto all’utilizzo di quelle a colori.

Le sue foto, a saper bene osservare, nel loro articolarsi parlano di una storia di una storia di donna. Quest’ultima è motivo centrale di un’ indagine che l’autrice propone come spunto di riflessione sulla solitudine, sulla relazione. Nella sua produzione un gruppo di immagini si ispira alla storia di Ian Curtis scrittore e vocalist del gruppo Joy Division (post- punk) divenendo aspetto di approfondimento di un gesto estremo; ma il suo dire fotografico raccontando con pulizia non nega esempi di liricità.

Nell’ immagine Papaveri e papere Valentina pone come soggetto principale una giovane figura di donna completamente assorta nell’odorare un folto numero di papaveri che serra tra le mani.

Giovane avvolta, immersa in un’esteso campo di grano e papaveri che si staglia a perdita d’occhio dietro di lei, forse idea tratta lontanamente da un dipinto di Monet.

Il gruppo di alberi,scuro, che serra quel campo riprende il color scuro dei capelli della figura in primo piano; ma, se questi ultimi mostrano una vividezza di luce questa, negli alberi, perde consistenza così come evanescente appare la luce nel campo e nei contorni laterali dell’immagine.

La luce, infatti, colpisce la figura in primo piano potenziandone la forma mentre si diffonde tutt’intorno rivelando in Valentina buone capacità di controllo della composizione.

La bimba sembra addentrarsi ,immedesimarsi in quel profumo di fiori ; ella sembra scivolare come in uno spazio meditativo. Gli occhi socchiusi, la rifrangenza della luce sulla fronte, le piccole mani di cui si scorgono soltanto alcune parti creano un’immagine evocativa, per certi versi lirica.

L’importanza donata alla giovane fanciulla che si inebria odorando papaveri, umili fiori di campo, solleva una riflessione. Se l’autrice, in altri scatti ha mostrato, attraverso un colloquio con sé stessa, di indagare quali le possibili “verità” dell’essere , qui, in questa immagine sembra aver trovato un’”origine “nel contatto con una giovane vita che, come natura suggerisce, sempre si ricrea e si trasforma.

Caterina De Fusco

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