Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘px680’

di Carmen Palermo

 

 

Non sono mai stata “assolutista” in alcun campo e sono convinta che ogni strumento che ci possa aiutare a creare l’immagine, già pronta nella nostra testa, sia da sfruttare.

E’ un discorso articolato e delicato questo e che ha acceso un interessante dibattito sul nostro social network  e non vorrei essere fraintesa: alla base per me ci deve essere sempre “l’onestà intellettuale” (e anche qui potremmo aprire un dibattito su cosa sia e di come sia diverso per ognuno) , che per me è la libertà di attuare una serie di scelte per arrivare all’immagine, purchè queste siano in qualche maniera dichiarate o quantomeno non si cerchi di “spacciare” qualcosa per quello che non è.

Una, potrei dire, ormai “superata” polaDRoid non dovrebbe essere definita “polaroid”, un “autoritratto” quando c’è qualcun altro che decide inquadratura e momento del click per scattare una foto di noi che abbiamo deciso di diventare “soggetto di una foto” non dovrebbe chiamarsi “autoritratto”, una polaroid acquisita digitalmente e poi trattata con programmi di fotoritocco per modificare sostanzialmente la foto e non per raddrizzare la scansione e togliere i pelucchi dello scanner, dovrebbe chiamarsi “digitale”, un duplicato realizzato con uno dei tanti strumenti Polaroid  come duplicator, daylab, kalicopier, ecc non dovrebbe essere – passatemi il termine – “spacciato” per “originale, “unico” ecc. e questo vale anche per il nuovissimo iLab della Impossible.

Insomma c’è chi basa le sue scelte sull’emozione e la bellezza che già il solo scattare con una delle vecchie macchine Polaroid ci regala e chi invece pensa che quello che conta sia solo il risultato finale.

Io sono per entrambe: adoro le vecchie macchine Polaroid e amo tutto il momento di scelte da attuare a priori a seconda di quello che vorremmo ottenere – dalla scelta della macchina a quella sulle pellicole da usare in combinazione ad essa, che siano le ormai rarissime Polaroid scadute o le nuove Impossible nelle loro varie edizioni; amo il momento dello scatto, la difficoltà che a volte si possono incontrare a lavorare con questo mezzo e soprattutto l’emozione, quando comincia a rivelarsi l’immagine, che ti regala la consapevolezza che quella sarà unica e irripetibile; amo la grande possibilità di intervento creativo che si può attuare a posteriori sulle Impossible, ma amo anche la libertà di poter realizzare un’immagine miscelando vari media scegliendoli per il contributo specifico che ognuno di essi può dare al risultato finale.

 

Insomma dopo questo discorso pieno di parentesi e incisi come solo una prolissa come me può fare, arrivo al “dunque”.

 

Domenica scorsa ho scattato qualche foto alla fantastica Miele, generalmente prediligo scattare a luce ambiente (forse anche per mancanza di attrezzatura adeguata), ma quella domenica faceva troppo freddo per uscire all’aperto ed era troppo grigio per riuscire a scattare nel mio piccolo studio senza dover accendere la lampada ad incandescenza – neanche troppo potente – di cui sono munita.

Ho cominciato a scattare con la mia sx-70 e le nuove Impossible px680 – che ora han cambiato nome diventando “COLOR 600” ovviamente le foto, una volta sviluppate, avevano una fortissima dominante gialla che non rendeva giustizia al rosa dei capelli di Miele, così sono passata al bianco e nero più che per ovviare al problema per “fare di  necessità virtù” e solo a fine shooting mi sono ricordata di avere un iphone e l’ilab, scattando così 5/6 foto che ho stampato solo qualche giorno dopo.

Non so ancora dire quale sia il risultato che mi soddisfi maggiormente, forse entrambi sono lontani dall’idea iniziale che avevo nella mia testa e sicuramente alcune foto le preferisco scattate nella combinazione sx-70+px680, altre nella combinazione iphone+ilab+px680, ma credo sia interessante valutare entrambe le possibilità offerte a seconda del momento.

Scattare con la sx-70 è un’emozione unica, è l’intermediaria perfetta tra te e il soggetto e unisce la precisione alla morbidezza, ma la pellicole sono sensibili alla temperatuta della luce e la sx-70 non ha alcun software integrato che bilanci il bianco restituendo così una foto “coinvolgente” sì, ma in queste condizioni di luce – molto, troppo – gialla.

Scattare foto con l’iphone ad una modella della portata di Miele, invece, mi ha reso più impacciata, quasi imbarazzata, ho scattato in maniera fugace 5/6 foto già bilanciate dal software del telefono stesso e semplicemente, qualche giorno dopo, con calma, ho scelto quali foto “stampare” con l’ilab ottenendo foto con una gamma di colori sicuramente più ampia, ma per i miei gusti forse troppo “vividi” e con una vignettatura che si è manifestata in maniera più o meno marcata che non sempre avrei voluto: devo sicuramente fare qualche esperimento in più per sfruttarlo al meglio!

Ho già avuto modo di testare i primi iLab e ho annusato le possibilità creative che può dare se si lavora attentamente sulle combinazioni “input/output” da dare in pasto all’applicazione da scaricare sull’iphone e questo test mi ha fatto pensare a quanto ogni strumento che ci permette di produrre immagini è pur sempre uno strumento, che può essere usato in maniera “leggera” e  con un approccio “senza pretese” oppure in maniera più complessa dopo averlo studiato, testato e aver imparato a conoscere le sue risposte ai nostri input.

La stessa Polaroid, nelle sue pubblicità puntava molto su quanto fosse facile scattare una foto con le proprie fotocamere ed è vero ( le foto della mia infanzia scattate con una Polaroid 1000 ne sono una prova), così come è altrettanto vero che per ottenere la foto davvero ben fatta  con uno strumento tanto semplice  è necessario conoscerlo a fondo e perchè questa foto sia un capolavoro è necessario che ci sia una creatività di fondo che prescinde dal mezzo (vedi Andy Wharol, Galimberti, Araki e tanti altri che hanno utilizzato queste fotocamere producendo Arte ) e lo stesso vale per l’ilab: se da una parte permette di avere un accesso “semplice” alla fotografia a sviluppo immediato, dall’altra non è la “scorciatoia” per chi volesse produrre foto con velleità diverse da quelle di finire in un album dei ricordi e pensasse di poterlo fare senza metterci il proprio sforzo e la propria creatività.

 

 

Di seguito qualche foto realizzata con sx-70+px680 e iphone+ilab+px680.

La modella è, appunto, la bravissima e bellissima Miele che ringrazio nuovamente.

 

Immagine

Miele © 2013 Carmen Palermo
sx-70 + Px680

Scansione-30

Miele © 2013 Carmen Palermo
iphone+ilab+PX680

Immagine

Miele © 2013 Carmen Palermo
sx-70 + Px680

Scansione-38

Miele © 2013 Carmen Palermo
iphone+ilab+PX680

Immagine

Miele © 2013 Carmen Palermo
sx-70 + Px680

Immagine

Miele © 2013 Carmen Palermo
iphone+ilab+PX680

Read Full Post »

di Matteo Capaia

Ho finalmente trovato un po’ di tempo, per chiudere per quanto prima, il capitolo riguardante le mie osservazioni su alcune caratteristiche delle pellicole Impossible Project, iniziato lo scorso Febbraio, “viraggi del colore e galassie in avvicinamento #1″.
Le fotografie mostrate in questo secondo post, sono state acquisite mesi fa e in questi giorni ho riacquisito le stesse per avere un idea della resa temporale, dopo essermi preoccupato di averle ben conservate. Mi sembrava corretto far passare una discreta quantità di tempo (e soldi), per descrivere delle variazioni significative.

Oramai si è discusso fino alla noia di cosa si riesce o non si riesce a ottenere con queste pellicole, così amate e allo stesso tempo bistrattate e siccome, per quanto mi riguarda, non ne posso più di sentir parlare dei troppi difetti, eccessivi costi in rapporto alla riuscita degli scatti, uso artistico, bande diversamente esposte, Pod difettivi e porzioni mancanti, funghi porcini etc, etc, dò il mio piccolo contributo pubblicando alcuni miei risultati, cercando di essere il più onesto e imparziale (Im)possibile.
E chi si è visto si è visto.

Premessa: Le condizioni di conservazione sono state le medesime per tutte le fotografie di questo post e le scansioni sono state eseguite, come al solito, al meglio delle mie capacità, con gli strumenti che ho a disposizione.

Nota bene: Se si notano alcune differenze, nei livelli di luminosità delle cornici è solo perchè non ho avuto tempo e voglia di correggerli, l’importante era la visualizzazione il più fedele possibile dell’immagine al suo interno, confrontata con l’originale, illuminata uniformemente con una sorgente di luce alogena. Visualizzo le fotografie su un Monitor Apple calibrato e correggo le immagini scansionate con profili colore Adobe RGB(1998).

Tutte queste istantanee sono state impressionate con fotocamere folding Polaroid sx70 e slr680, senza l’ausilio di flash, usando luce al tungsteno oppure luce naturale e con un range di temperature comprese all’incirca tra i 10-25°C.

Elenco di seguito i tipi di pellicola da me provati, escludendo le ultime arrivate px125 color shade, che non ho ancora usato e quelle della serie PZ, siccome non possiedo il sistema Spectra.

PX100 e PX600/UV+ (06)
Tra tutte le pellicole Impossible, le monocromatiche sono sempre state le mie favorite; purtroppo ho subito danni consistenti con queste ultime. Molte istantanee carine, che potevano essere considerate accettabili per qualche progetto, non possono più essere presentate essendosi deteriorate; ne rimangono solo le copie digitali, che di certo non possono avere lo stesso peso delle originali. Tra l’altro, dopo qualche tempo non ho potuto più recuperale trasferendole su carta, a causa dell’invecchiamento della chimica di sviluppo.

Alcuni risultati che ho ottenuto con le px100:

prima

dopo

(altro…)

Read Full Post »

di Massimiliano Muner

Step by step la sequenza per rimuovere la spugnetta dalle pellicole Impossible, operazione da eseguirsi il prima possibile una volta scattato. La spugnetta è incollata contrariamente alle pellicole Polaroid in cui era semplicemente appoggiata. Quindi non si riesce a sfilarla ma è necessario rimuoverla con un cutter.

L’operazione dovrebbe evitare il formarsi di aloni bluastri sulle recenti pellicole PX680 e PZ680.

Metodo consigliato da Gian Guido Zurli.

 

Non dimenticatevi che al Festival ISO600 sono dedicati diversi workshop alle pellicole Impossible!

http://www.iso600.org/workshops-more/

Read Full Post »

TEMA : LE SEDIE VUOTE

Inizia l’era delle PX680, abbiamo quindi deciso di dedicare il contest di Maggio/Giugno alla neonata pellicola di casa Impossible.

Le sedie vuote, oggetti inanimati che popolano la nostra vita e che inevitabilmente ci rimandano a chi le ha occupate, una sedia vuota è un pensiero inespresso, un momento di riflessione o di introspezione . . . una sedia vuota è . . .

PREMI : al vincitore – Nr. 3 Film Pack Impossible PX680 FF

Vedi il REGOLAMENTO su www.polaroiders.it

Read Full Post »

di Alan Marcheselli

Domenica sera, dopo circa 1200 km attraverso Italia, Svizzera, Germania e Olanda mentre guidavo per le vie di Enschede in cerca di un alloggio, pensavo a cosa realmente mi aspettavo dalla giornata successiva, cosa avrei voluto vedere o meglio cosa mi aspettavo di vedere dentro la fabbrica della Impossible, nei miei pensieri mi sentivo come Charly il giorno prima di varcare le porte della Fabbrica di cioccolato di Willy Wonka.

Involontariamente invece che dirigere verso il centro di Enschede, ho attraversato la zona industriale ed ecco il grande cartello nero IMPOSSIBLE, l’azienda era ovviamente chiusa e le strade deserte, avrei scoperto più tardi che tutti erano in centro davanti ad un mega schermo a guardare la penultima partita del loro campionato di calcio dove la piccola squadra locale si giocava la possibilità di disputare la finale scudetto con l’Ajax.

Così ho sostato come un cretino alcuni minuti con il muso della macchina verso l’ingresso e poi mi sono rimesso in viaggio, non sono sceso, penso che non sarei riuscito a risalire senza scavalcare il cancello e farmi un giretto nel piazzale e alla vigilanza probabilmente non sarebbe piaciuto.

Mi rendo conto che questa pagina quasi da diario rischia di diventare prolissa e melensa, non ci posso fare molto, ce l’ho sulla punta delle mie dita e devo, voglio scriverla e spero tanto vi diate il tempo di leggerla.

Mi basta poco per scrivere che finalmente sono arrivate le 10,30 del giorno dopo, ma la notte è trascorsa lenta come la vigilia di Natale quando hai 10 anni, poi finalmente ho attraversato il cancello e parcheggiato al centro del grande piazzale quadrato dove una volta venivano caricati i camion di pellicole.

Non faccio in tempo a scendere dalla macchina che già sto scattando foto come un bambino in gita e mentre mi sento un cretino, anzi un cretino felice vedo fotografi di tutte le età che stanno facendo lo stesso, ritardando il momento di passare sotto le tre grandi bandiere che conducono all’ingresso degli uffici.

Sulla porta compare Marlene, che ci informa di alcuni minuti di ritardo sulla presentazione, così con calma saliamo i due piani di scale che conducono alla mensa dove è stata allestita la grande sala conferenze che ospiterà la presentazione dell’ Inpossible Open Day.

Ci sono fotografi di tutte le età ed esperienze, per l’italia ci siamo solo noi ( Alan e Carmen ) e Beppe Bolchi, maggiore invece la rappresentanza Francese e Spagnola, un paio di Inglesi, mentre tutti gli altri sono Tedeschi e Neerlandesi.

Veniamo assegnati ad una guida con la raccomandazione di non fotografare o filmare i loghi dei loro fornitori, per il resto siamo liberi di scattare o filmare a nostra discrezione, la spiegazione di questa richiesta è semplice e ce la spiega Andrè Bosman, il tecnico che sta curando la ricerca del prodotto alla Impossible ; ogni singolo componente delle pellicole che vengono prodotte è di nuova concezione e ricavato da materiali che non derivano dalla passata gestione Polaroid, quindi l’azienda cerca di tutelare al massimo le sue fonti di materie prime.

Sempre Bosman ci mostra una fotografia aerea dello stabilimento, raccontandoci la vecchia dislocazione ai tempi della Polaroid e la nuova, ora solo un terzo del grande complesso, l’ala Nord è occupato dalla Impossible, il resto è stato affittato o ceduto.

Divisi in gruppi da 20 persone e con uno chaperon d’eccezione; Beppe Bolchi che in quegli stabilimenti ha lavorato più volte iniziamo il nostro tour, l’emozione è alle stelle e la grande porta blu del terzo piano si apre e Charly finalmente entra nella grande fabbrica di Cioccolato.

Non ci accolgono gli Umpa Lumpa, ma affaccendati operai in divisa nera con la scritta Impossible sulla schiena, la cosa che colpisce di più però è una sorta di dislocazione temporale, perdonate la digressione, ma per molti anni mi sono occupato di ceramica, e dalla fine degli anni 80 in poi ho visto progressivamente i macchinari produttivi diminuire nelle dimensioni e i computer aumentare nelle sedi produttive, bene immaginate un area di oltre 2.500 metri quadrati senza nemmeno un PC, solo pannelli meccanici con led luminosi o lampadine e lo scatto dei Relè che come un metronomo segna i tempi del lavoro.

La fabbrica Impossible fù “modernizzata” nel 1978 e da allora i macchinari non sono mai stati cambiati, lo staff attuale li ha modificati, adeguati, ma seguendo la natura stessa del macchinario, quindi restando su profili estremamente “ analogici”.

Ogni componente del film pack viene assemblato singolarmente da specifici macchinari che spesso sono scollegati l’uno dall’altro, quindi una volta preparata la cartuccia nera viene inserita la batteria, che è stata precedentemente controllata nello stato e nella tensione, poi un nuovo macchinario inserisce la molla metallica, e tutto ora viene immagazzinato in grandi dispenser per la parte più complicata del lavoro, la preparazione delle pellicole.

Nel frattempo un altro macchinario produce i piccoli serbatoi che conterranno i chimici e li prepara in cassette che verranno spostate nella macchina che li riempirà.

Successivamente, prima di essere portati all’assemblaggio con il resto della pellicola sui serbatoi viene applicata una striscia adesiva rossa, che è costata a Impossible mesi di ricerca, unica funzione di quella strisciolina di pochi millimetri di larghezza, è impedire che i chimici contenuti nel serbatoio della pellicola escano con una normale pressione, ma solo quando il film viene passato attraverso i rulli di espulsione di una macchina fotografica.

La magia ora è al culmine, in una piccola stanza normalmente oscurata, viene simulato l’assemblaggio di una pellicola; grandi bobine si dipanano, positivo, negativo, emulsione, serbatoio, spugnetta ed infine la inconfondibile cornice bianca,vengono accoppiati e “saldati tra loro ognuno con una diversa resistenza al distacco per favorirne la funzione primaria.

A pochi metri da questa stanza una fustellatrice sta separando i cartoncini neri di protezione che sono uno degli ultimi prodotti a venire assemblati all’interno della stanza buia, ora inizia il divertimento, attraverso un nastro trasportatore che si muove a onda verso il tetto dello stabilimento i fim pack vengono portati verso le ultime fasi dell’assembramento, impilati in un grande dispenser i film pack devono essere completati entro 10 minuti o il contenuto resterà danneggiato, visto che ancora mancano sia lo sportellino principale che quello più piccolo che permette alla pellicola di essere espulsa.

La macchina che è nella stanza buia però è estremamente delicate e spesso si inceppa, scatta quindi un timer regolato su 10 minuti che blocca la produzione ed automaticamente un tecnico munito di occhiali per la visione notturna entra nella stanza, mentre un altro controlla i pannelli di controllo che si trovano all’esterno, se in dieci minuti la macchina non sarà fatta ripartire, l’intero contenuto del dispenser sarà da buttare.

Ora il film pack è pronto e dopo ulteriori controlli che vengono fatti a caso sulla produzione può essere trasportato al primo piano per le fasi di imballo.

Noi però seguiamo un percorso diverso, attraversiamo il laboratorio chimico, dove una ventina tra sacchetti e fusti anonimi contenenti polveri e liquidi bianchi servono a mostrarci la composizione della nuova ricetta per lo sviluppo istantaneo, la nostra guida ci informa che per produrre 40 kg di chimici utili alla produzione di una settimana, occorrono in alcuni casi 0.8 grammi di alcuni prodotti e uno sbaglio in più o in meno determina un danno totale sulla produzione, così come miscelare male il prodotto è altrettanto dannoso.

Mentre i film pack sono già pronti per essere inscatolati, entriamo nel reparto ricerca e sviluppo, dove i tavoli sono coperti di pellicole, fotografie e test colore, si può toccare con mano la passione e la dedizione che scatto dopo scatto, esperimento dopo esperimento hanno portato alla rinascita della fotografia istantanea.

Nel grande reparto una porta di legno anonima conduce nella sala test, dove la famosa bambola appoggiata ad un tavolino con a fianco una tabella colore serve a testare le pellicole, la stanza è ancora piena di poster polaroid e vecchie pubblicità, un atmosfera irreale che trasporta indietro nel tempo, quasi ad aspettarsi l’ingresso di Land per un paio di scatti di prova. ( So che in questo stabilimento Land probabilmente non c’è nemmeno stato. N.d.r. )

Scendiamo anche noi e ci godiamo la lunga fila di pacchi di PX680 che vengono inscatolati e imballati nei cartoni a marchio Impossible.

A questo punto crediamo che la visita sia finita, in realtà mancano ancora due stanze o per la precisione un laboratorio ed un capannone; nel primo vengono riparate le macchine fotografiche e su diversi tavoli ci sono i vari modelli aperti e scomposti nei singoli pezzi, mentre l’ultimo incontro nella fabbrica lo facciamo nel “magazzino” delle stranezze, ovvero tutto quello che lo Staff Impossible, ma principalmente Florian Kaps ha recuperato in giro per il mondo a marchio Polaroid, si và dalle cabine fotografiche anni 80 agli espositori in cristalli passando per tavolini e tante altre stranezze, una sorta di paradiso per collezionisti polaroid.

La visita è conclusa, è tempo di tornare nella sala conferenze per un caffè e la sessione di domande e risposte con i tre fondatori di Impossible ( Kaps, Bosman e Saba ), ma questa è un’altra storia e ve la scriverò un altro giorno.

Alan

Questo slideshow richiede JavaScript.

Read Full Post »

Le foto scelte per questa settimana sono:

“Turn to gold” © Arianna Lerussi

“px680 B2 1942” © Beppe Bolchi

“Home” © Emanuela De Luca

“Red Passion” © Jack 15

“Lascia che sia la natura a guidarti” © Matteo Varsi

Complimenti ai nostri polaroiders!

GUARDATE TUTTE LE FOTO AD ALTA RISOLUZIONE QUI

Read Full Post »

Px680 color shade -first flush edition © Bradley Laurent

Finalmente le nuove pellicole a colori PX680 di cui avevamo parlato qualche post fa, quando vi abbiamo parlato con Silvia dei primi risultati ottenuti dai tester ufficiali e dai pioneer, sono pronte per essere usate da tutti gli appassionati in trepida attesa da settimane!

Potete comprarle direttamente dal sito delle IMPOSSIBLE e vi raccomandiamo: non buttate le cartucce vuote!

Infatti oltre alla campagna ritiro batterie usate IMPOSSIBLE ha avviato una raccolta punti davvero interessante: raccogliete le linguette rosa delle vostre cartucce di px680, incollatele al tesserino che troverete nella scatola delle pellicole e con 10 etichette avrete diritto ad uno sconto di 10% sugli acquisti dal sito.

e aspettando che le vostre PX680 vi arrivino, gustatevi quelle dei nostri polaroiders QUI

Read Full Post »

Le foto scelte questa settimana sono:

“Milk” © Federica Danzi

“Scan-110405-0013-Version2” © Gian Guido Zurli

“Today’s (total) foolness” © Pablo

“Coni” © Alice

“Cedro Libanese 2 ” © Davide Dutto

Complimenti agli autori!

GUARDA TUTTE  LE FOTO QUI

Read Full Post »

Di Silvia Ianniciello

Stanno finalmente per uscire le nuove pellicole PX680, prodotte dall’Impossible Project: nello stesso blog di Impossible si annuncia il loro lancio per il 5 Maggio 2011, così, anche chi non è un possessore della Pioneer Card, la carta fedeltà dell’Impossible Project, potrà provarle e sperimentare.

I risultati visti finora dagli ufficial tester e dai “pioneer”, i quali hanno potuto comprare le pellicole in anteprima, sono molto promettenti!

Le nuove PX680 sono pellicole a sviluppo integrale adatte per tutte le Polaroid serie 600, di cui ho parlato in un post  del mio blog. Non solo, ma si possono utilizzare anche con le Polaroid SX-70, ricordandosi di applicare il filtro ND, come in questo scatto di Giacomo Inches:

Giacomo Inches - PX680 Beta 2 - Polaroid SX-70 + filtro ND

Notato che cielo blu?

Su Flickr  e su Polaroiders stanno da tempo girando i primissimi risultati che, a detta di tutti, si sono rivelati al di là di ogni aspettativa. Pare inoltre che queste nuove pellicole non soffrano dei tipici problemi che hanno finora caratterizzato le pellicole dell’Impossible, come i Crystal Killer, lo sviluppo tramite calore e l’alta sensibilità alla luce nei primi istanti di sviluppo. Sebbene il primissimo lotto sperimentale, le PX 680 β-1 test film (03-02-2011), presentava il difetto dei puntini bianchi, il problema è stato risolto nella versione β-2. La versione First Flush che verrà messa in commercio tra qualche settimana, sarà ulteriormente migliorata.

Ecco un esempio del primo lotto, dove si possono notare i puntini bianchi. Lo scatto è di sniki:

Menico Snider (Sniki) - film Impossible Project PX 680 β-1 test film (prod. date 03-02-2011)

Questo, invece, è uno scatto di Gian Guido Zurli  fatto con le PX 680 β-2 test film; come si può vedere, i puntini bianchi sono praticamente spariti:

Gian Guido Zurli - PX680 Color Shade β-2 Test Film

Le pellicole si presentano con colori piuttosto saturi e dai toni caldi. Pare sia preferibile coprirle nel momento dell’espulsione dalla macchina se si desiderano contrasti più accentuati, specialmente in esterni e in condizioni di forte luce. In tutte le altre occasioni, invece, non è necessario coprire, come si può vedere in questo video

  Agli appassionati di manipolazione farà piacere sapere che, come tutti gli altri Impossible film, anche le PX680 sono altamente manipolabili, come le vecchie compiante TZ Artistic. Eccovi un esempio fatto da Carmen Palermo:

Carmen Palermo - px680 β-2 - manipolazione dopo 3 giorni dallo scatto: scaldata con il phon e manipolata dalla parte frontale.

Questo, invece, un emulsion lift fatto da Alan Marcheselli:

Alan Marcheselli - Lift Off con pellicole PX 680 β-2 a 4 giorni dallo scatto. L immagine è stata trasferita su tela bianca.

Niente male, non vi pare?

Personalmente, sono molto contenta di questo inaspettato risultato e del fatto che l’Impossible Project sia riuscito nel suo intento di riportare in vita le favolose macchine della Polaroid e la fotografia istantanea.

Non vedo l’ora di provare queste nuove pellicole!

In ultimo, segnalo alcuni link di approfondimento:

Silvia Ianniciello – Holga My Dear

Read Full Post »

A breve sul mercato le nuove PX680: le pellicole a colori per tutte le vecchie polaroid di tipo 600.

Per tutti quelli che l’hanno sempre sognato e hanno creduto in  IMPOSSIBLE  e anche per tutti gli scettici, cominciate a sognare guardando i primi risultati ottenuti dai nostri polaroiders – tester IMPOSSIBLE, che hanno avuto la possibilità di provare le PX680 FF Test Version.

Grazie a Impossible e ai polaroiders Menico Snider, GIan Guido Zurli, Alan Marcheselli per la gentile concessione di questi scatti.


Menico Snider -PX680 FF Test Version


 

Gian Guido Zurli -PX680 FF Test Version


Alan Marcheselli – PX680 FF Test Version



 

Read Full Post »