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Posts Tagged ‘scrivi una pola in 10 parole’

E’ stata inaugurata a Sarezzo, (BS) a Villa Usignolo alle 10,30 del giorno 20 febbraio 2011 la Mostra ” Nanowriters” inclusiva di una personale di Ernesto Mezzera.
Ideatrice, curatrice artistica del progetto e del libro è Carmen Palermo.
Quest’ultima, insieme ad Alan Marcheselli e Christian Ghisellini sono i fondatori del Network Polaroiders.
Franco Coda e Michele Stefanoni sono stati i direttori artistici per i “nanoscritti”;

Silvano Peroni  il curatore della mostra “Nanowriters” e di Ernesto Mezzera.

All”inaugurazione erano presenti l’Assessore alla cultura di Sarezzo e  giornalisti di reti locali che hanno formulato domande ad Alan Marcheselli e a  Lucia Semprebon portavoce dei nanoscrittori poichè ella stessa nanoscrittrice alla mostra.

“Nanowriters” è il nome designato per quei nano romanzieri,  che con sole dieci  parole, selezionate da uno staff specializzato, hanno commentatato gli scatti dei Polaroiders.

L’intrigante iniziativa, che come già detto era allestita a Villa Usignolo, particolare architettura munita di due suggestive pareti trasparenti, bordate in acciaio, ha permesso di fondere, con straordinaria magia alchemica, scatti in Polaroid, nanoscritti e natura.


L’idea innovativa di Carmen Palermo proprio per la sua peculiarità a cui Carmen e Silvano avevano aggiunto, per il pubblico, la possibilità di partecipare istantaneamente alla mostra scrivendo nuovi nano romanzi da allegare agli scatti ,con l’ausilio di post-it, avrebbe potuto
coinvolgere un pubblico più numeroso. La curatrice, ha reso , infatti,  noto che il nanoscritto in dieci parole ,estemporaneo su post-it , verrà ripetuto con foto diverse ad ogni tappa della mostra essendo questa ,la prima, di una serie in previsione per tutta Italia.


La vivacità , il gioco profondo ,sotteso alla mostra, di unire immagine a parole ha nuovamnte sorpreso il pubblico quando Alan Marcheselli ha fatto sperimentare ,in diretta , le possibilità di un set fotografico.
Marcheselli ha invitato infatti gli spettatori a lasciare qualcosa di sè stessi, un cappello, una sciarpa, una scarpa che unite insieme hanno formato un “puzzle” di indumenti da poter fotografare.
Poi ,ha dato piccoli suggerimenti su cosa fare: ha detto a ciascun partecipante di effettuare tre soli scatti nella parte bassa, alta, centrale del puzzle, quella più “sentita” lasciando  lo spettatore-protagonista libero di scegliere il taglio da dare allo scatto vuoi verticale che orizzontale oltre al soggetto, intendo, quale parte della combinazione degli elementi disposti a terra.


Nei giorni seguenti, visto che la mostra è rimasta aperta al pubblico fino al 25  febbraio, più persone “in cerca di sè stessi” hanno partecipato all’evento.
Credo sia importante perchè immagini e parole non solo suscitano emozioni, qualità assai rara nell’iperciviltà della macchina, ma possono ,attraverso il gioco, che così poi tanto gioco non è , riaprire il “cuore “della gente .
La mostra infatti offre la possibilità di osservare, curiosare  e imparare che la vita è gioco e……………sogno, come il gruppo dei Polaroiders ha già, intuito.

Caterina De Fusco

 

(foto di Caterina De Fusco, Lucia Semprebon, Ernesto Mezzera)

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